lunedì, dicembre 05, 2005

Della Vedova: un Ministro per la Deregulation

Al termine di ogni anno parlamentare è ormai prassi consolidata che il presidente di questo o quel ramo del Parlamento esibisca la massa delle leggi approvate. L’idea, davvero ridicola, è che quante più norme si sono introdotte, tanto meglio si è lavorato.
La proposta lanciata da Silvio Berlusconi di affidare un ministero per la deregulation a Benedetto Della Vedova ha senso, allora, se muove dalla constatazione che è necessario frenare l’ipertrofia normativa del nostro Paese. Questo nuovo dicastero, se mai vedrà la luce, dovrà quindi porsi l’obiettivo di bloccare la miriade di leggi e leggine che finiscono per limitare la libertà individuale e ostacolano, quindi, la stessa crescita economica. Oltre a ciò, tale ministero dovrà proporsi di cancellare norme: in ogni ambito. Alcuni esempi possono essere servire ad illustrare l’utilità di una simile iniziativa.
Una delle leggi che più hanno danneggiato l’economia italiana – e che ancora continua a gravare su di essa – è la famigerata 626 del 1994 sulla sicurezza del lavoro. La norma recepisce una direttiva europea (e quindi in qualche modo non può essere abolita), ma sicuramente è possibile semplificarla e alleggerirla di tutti i bizantinismi inutili che il genio italico ha saputo introdurvi. Nel momento in cui le nostre imprese competono con aziende cinesi ed indiane non è ammissibile che i problemi della tutela dei lavoratori siano affidati (in maniera paternalistica) alle scartoffie dei burocrati invece che alla libera negoziazione.
L’intero complesso delle leggi sul lavoro esige ugualmente sforbiciate considerevoli: e al più presto. Vanno cancellati privilegi e procedure onerose. Tanto per fare un esempio: al momento dell’assunzione ogni lavoratore è chiamato a sottoporsi ad una visita medica che – in linea teorica – potrebbe inibirgli di svolgere quell’attività. Ovviamente, di fatto nessun dottore blocca l’assunzione e il tutto si risolve in mezza giornata di lavoro perduta e in un esborso di alcune decine di euro. Possiamo seriamente credere che questo aiuti i lavoratori?
Ma un altro esempio sono le norme in materia di privacy, divenute un intrico di vincoli che ci obbliga costantemente a firmare liberatorie che neppure leggiamo.
Qualcuno può pensare che si tratti di minuzie, eppure non è così. Un vero ministro per la deregulation (come certamente Della Vedova saprebbe essere) finirebbe in effetti per dichiarare guerra a tutti i propri colleghi, con più che giustificate invasioni di campo. Si pensi, per fare un altro esempio, al territorio. In questo ambito deregulation deve voler dire passare dalla logica della pianificazione urbanistica – fonte di innumerevoli aggressioni al diritto di proprietà – ad una logica in cui l’intervento inibitorio dell’iniziativa individuale sia l’eccezione, per bloccare attività che davvero invadono diritti altrui.
Un ministro per la deregulation, in questo senso, sarebbe una sorta di “super-difensore civico”: contro l’invadenza delle norme e degli apparati burocratici.

Carlo Lottieri
L'Indipendente, 2 dicembre 2005.

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