venerdì, dicembre 16, 2005

Il bilancio europeo e il cinismo della Francia

Bisognerà pur arrivare a un accordo sul bilancio europeo, sotto una presidenza o l’altra. Partendo dal principio che il denaro è il nerbo della guerra, Tony Blair ha provato a utlizzare il bilancio per imporre una profonda riforma dell’Unione Europea. Ma non ha funzionato e ci si è avviati verso un negoziato tradizionale, in cui i piccoli compromessi permettono ai piccoli egoismi di proteggere i loro piccoli interessi. Insomma, la solita routine. Comunque sia, Blair è riuscito almeno ad attirare l’attenzione su un problema importante. Ma da una parte è stato troppo audace per riuscire a risolverlo, e dall’altra troppo timoroso nell’affrontare la questione dello scandaloso bilancio europeo.

La spesa dell’Unione

Metà del budget serve a finanziare la Commissione. Il suo presidente, José Manuel Barroso chiede un sostanzioso aumento di bilancio: è vero che l’Europa si è ingrandita, ma il suo bilancio è aumentato di conseguenza. Ma Barroso non si accontenta e in un certo senso ha ragione, sono molte le cose da realizzare. Oggi come oggi, però, la Commissione non può fare granché: è invischiata in procedure burocratiche pesantissime che le impediscono di agire; spende il suo bilancio in funzione di priorità che essa stessa determina, senza curarsi degli utenti e distribuendo a pioggia la sua munificenza, per non urtare interessi e suscettibilità nazionali. I suoi funzionari, anche se in gamba, sono bloccati da regolamenti che li deresponsabilizzano completamente. Numerosi tentativi di riforma si sono arenati nel pantano degli interessi particolari. Il messaggio di Barroso dovrebbe essere semplice e chiaro: non un soldo di più finché la Commissione non sarà integralmente ristrutturata.
L’altra metà del bilancio è destinata alla Politica agricola comune (Pac) e ai fondi regionali e strutturali: due enormi sperperi. Anche gli agricoltori francesi, punta di diamante della lobby agricola, si sono accorti ormai che la Pac arreca loro più svantaggi che vantaggi. Certo, apprezzano le sovvenzioni; ma la gran parte di queste finisce nelle mani dei grandi agricoltori, mentre il resto permette alle piccole imprese agricole di sopravvivere appena. Anzi, ogni anno ne spariscono migliaia. La Pac è una droga che fa del bene, ma uccide lentamente. E, nel contempo, chiude la porta dei mercati europei ai paesi poveri, per i quali l’agricoltura può rappresentare la chiave dello sviluppo. La Francia - a cui piace atteggiarsi a difensore dei paesi in via di sviluppo e che, per sovvenzionare detto sviluppo, ha aumentato il costo dei biglietti aerei - blocca (la riforma della Pac n.d.t.) senza altra giustificazione che la difesa degli interessi delle sue grandi aziende agricole. Una tal dose di cinismo è imbarazzante.

Uno spreco di denaro

Le politiche regionali e strutturali dovrebbero, in linea di principio, aiutare le regioni e i paesi più poveri dell’Unione a recuperare il loro ritardo economico, finanziando principalmente la costruzione di infrastrutture. È evidente che bisogna favorire lo sviluppo di infrastrutture nei paesi economicamente più deboli, ma perché a finanziarle deve essere proprio l’Europa? Se le infrastrutture sono utili, perché i paesi non chiedono un prestito all’Unione, per poi rimborsarla quando il loro livello economico sarà cresciuto? La risposta che viene solitamente data è: solidarietà. In realtà, nessuno ha mai potuto dimostrare che aiuti di tal sorta abbiano ridotto il divario economico. Anzi, questi aiuti non servono a nulla, o meglio, sono solo uno spreco di denaro pubblico. Come è possibile? È molto semplice: le sovvenzioni pubbliche sono divenute un diritto e non un mezzo. I paesi che ne fruiscono riducono la spesa per le infrastrutture e indirizzano le loro risorse verso altre spese meno produttive.
Tranne qualche rara eccezione, la soppressione di queste politiche non avrebbe alcun effetto sul recupero e sulla coesione dei paesi in seno all’Unione. Ma i nuovi Stati membri non intendono rinunciarvi, perché vogliono beneficiare anch’essi della manna di cui hanno goduto gli altri: per loro si tratta di una questione di giustizia e dignità. Da queste politiche, la Commissione attinge maggiore influenza e potere, anche se la corruzione è sempre in agguato. Gli altri, coloro che oggi pagano i finanziamenti, non osano ammettere che in passato non avevano realmente bisogno di queste sovvenzioni; è un muro di silenzio e di interessi inconfessabili.
Tony Blair pensava senza dubbio di dare una scossa a questo castello di menzogne. Ne serviranno altre prima di riuscire a scrollarsi di dosso lo status quo. Nel frattempo, continuiamo a mercanteggiare, con accenti nazionalistici.

Charles Wyplosz
www.telos-eu.com

1 Comments:

Blogger Tudap said...

Questo articolo e´ tratto da www.lavoce.info

7:01 AM  

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