martedì, gennaio 10, 2006

Berlusconi risponde all´Economy ma l´Index of Economic Freedom parla chiaro

Con l´ articolo che seguira´il Premier Berlusconi risponde al servizio della rivista "Economy". Seguira´poi l`analisi sulla liberta´economica in Italia effettuata dal prestigioso Index of Economic Freedom (Heritage Foundation e Wall Street Journal).

Abbiamo modernizzato l´Italia

Appena un anno prima delle elezioni del 2001, l’Europa puntava a competere con gli Stati Uniti in ogni campo:dalla tecnologia alla ricerca. Erano i tempi delProcesso di Lisbona. Nessuno, nemmeno i guru della sinistra, aveva immaginato cosa stesse per succedere nell’economia globalizzata. Nessuno aveva pensato a quali ripercussioni avrebbe comportato l’adozione di una moneta unica europea o l’ingresso della Cina sui mercati occidentali. Tantomeno qualcuno aveva immaginato cosa potesse rappresentare per l’Occidente industrializzato affrontare un costo del petrolio balzato oltre i 50 dollari il barile.
In poco più di sei mesi, sull’economia europea si sono abbattuti come una valanga tre grandi fattori negativi, nello stesso tempo: moneta unica, concorrenza cinese, impennata del prezzo del greggio oltre i 50 dollari, ai quali si è aggiunto il clima diincertezza alimentato prima dalla guerra inAfghanistan e poi da quella in Iraq. Per quanto ci riguarda, l’Italia ha retto all’urto. E ha retto grazie, soprattutto, alle riforme che abbiamo introdotto.
Il governo ha creato alle aziende condizioni più favorevoli per crescere e svilupparsi. Lo abbiamo fatto, ad esempio, con la legge Biagi, chef a diventare a tempo indeterminato due nuovi posti di lavoro su tre; con la riforma fiscale per le imprese e con quella sui redditi personali; con la semplificazione dei rapporti tra le aziende, i cittadini e la pubblica amministrazione, avviata ormai verso una completa digitalizzazione, sia a livello centrale sia locale. Tutto questo senza mettere mai le mani nelle tasche dei cittadini. Anzi, un buon numero di contribuenti paga meno tasse di prima, rispetto ai governi della sinistra. E si cominciano a vedere i risultati.
Fanno fede gli ultimi dati dell’Istat e l’ultimo Rapporto del Censis che vede una "vibrazione reattiva" nel sistema socio-economico, grazie al dinamismo proprio dell’imprenditoria italiana, ma certamente anche grazie alle riforme strutturali realizzate da questo governo. Ulteriori effetti positivi deriveranno dalla riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, prevista inquesta finanziaria, dal riordino della legislazione sul diritto fallimentare.
La finanza pubblica è adesso in linea con il Patto diStabilità, reso meno "rigido" nei confronti degli investimenti, grazie alla riforma che per primo ho proposto ai colleghi europei.

Questo governo ha realizzato la riforma delle pensioni, che dà certezza alle generazioni future; ha avviato un piano di infrastrutture strategiche in Italia e ne ha promosso uno in sede europea, mai tentato prima; ha introdotto due moduli di riforma fiscale, eliminando totalmente ogni carico Irpef sulle fasce meno fortunate della popolazione. Sono ormai più di tredici milioni gli italiani che non pagano le tasse.
Certo, lo ammetto, avremmo desiderato fare di più. Potevamo forse completare quella rivoluzione liberale che abbiamo avviato e che continueremo nella prossima legislatura. Ma nessuno poteva immaginare, da un lato, quali difficoltà dell’economia ci saremmo trovati a gestire e, dall’altro, quale livello di deficit: poiché mentre la sinistra asseriva di lasciare un deficit allo 0,8% del Pil, in realtà ce ne ha passato in eredità uno al 3,2%, come hanno certificato Istated Eurostat.
Abbiamo cercato di seminare su un terreno economico nuovo e difficile, che nessuno dal dopoguerra aveva arato. Ora potremo raccogliere: proprio perché si deve completare l’ammodernamento in senso liberale dello Stato e si deve recuperare altri spazi di competitività per le imprese. Per fare tutto questo non siamo potuti ricorrere, come facevano i governi del passato, alla scorciatoia della svalutazione della moneta.
Sotto questo aspetto, l’euro, se da un lato ha invece prodotto fortissime pressioni sui prezzi, dall’altro ha però garantito stabilità. Il nostro governo in questi anni, con le riforme attuate, ha modernizzato l’Italia. La sinistra vuole al contrario azzerare il nostro processo di ammodernamento e tornare alla conservazione e all’immobilismo del passato. Non credo che gli elettori lo consentiranno.
La strada che passa attraverso la riduzione del costo dello Stato, eliminando sprechi, privilegi e disorganizzazioni, è infatti l’unica in grado di liberare i cittadini dall’oppressione burocratica e dall’oppressione fiscale. Come sempre capita agli innovatori, ci siamo dovuti scontrare con molte resistenze. Ma andremo avanti migliorando la qualità ela quantità dei servizi sociali messi a rischio dalle spese senza controllo di molti enti locali amministrati dalla sinistra.
Sotto il profilo della crescita economica, sarà nostra cura prioritaria favorire la ripresa anche con nuovi strumenti di sostegno alle famiglie meno fortunate. Penso ai piani che stiamo elaborando per cercare di dare una casa in proprietà al numero più alto possibile di quelle famiglie che ancora non ce l’hanno.
L’Unione Europea ha approvato la nostra proposta peruna fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno e questo è un altro fatto positivo. Resta fermo infine l’impegno a porre rimedio ai guasti della sinistra che, inventando un’imposta come l’Irap, ha soprattutto colpito le imprese.

Quanto all’Europa, resteremo fra quei Paesi che si battono per una Unione Europea diversa: più vicina ai cittadini, meno burocratica, con meno leggi, leggine e regolamenti che creano solo ostacoli all’operare delle nostre aziende. Un’Europa che affronti la minaccia, perchè di tale si tratta, dell’economia asiatica con maggiore decisione. La strada non è quella di negoziare sui singoli dazi, ma di puntare a un accordo globale in base al quale importazioni ed esportazioni con le nuove economie debbono equivalersi.
Grazie alle riforme strutturali che abbiamo introdotto e a quelle che introdurremo nella prossima legislatura, l’Italia andrà avanti. Non può permettersi di tornare indietro come vorrebbe la sinistra. Sono convinto che l’intelligenza degli italiani ancora una volta saprà scegliere la parte giusta, quella che ha sempre garantito libertà, democrazia e sviluppo.

Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio


Index of Economic Freedom

La valutazione dell'Italia

ITALIA

Posto in graduatoria: 42
Punteggio: 2.50
Categoria: Prevalentemente libero

Tabella riassuntiva della graduatoria dei vari paesi del mondo (da Wall Street Journal)

La vittoria elettorale del maggio 2001 di Silvio Berlusconi aveva fatto pensare che l'Italia avesse finalmente l'occasione di attuare le necessarie riforme economiche, ma in realtà ben poco è stato fatto. I problemi posti dagli enormi impegni di spesa in campo pensionistico, dalle rigidità del mercato del lavoro e dal peso della burocrazia non sono stati affrontati, mentre i tagli dell'IRPEF sono stati minuscoli. Le leggi italiane di fatto obbligano le grandi aziende ad assumere i propri dipendenti a vita, giacché i licenziamenti rimangono un'impresa ardua. La Commissione Europea ha ripetutamente esortato l'Italia ad aprire il proprio mercato creditizio, e tuttavia nel 2005 la Banca d'Italia ha continuato ad avversare il tentativo di due banche straniere di acquistare altrettante banche italiane. La vicenda è poi sfociata in uno scandalo per la collusione tra il governatore della Banca d'Italia e le due banche italiane in questione. Sui mercati internazionali, la competitività del paese è diminuita. Nel corso degli ultimi cinque anni, le prestazioni dell'economia sono risultate inferiori a quelle degli altri paesi della zona dell'Euro.
Nel 2004 il PIL è cresciuto di appena l'1,2 per cento, il debito pubblico è rimasto al livello del 106 per cento del PIL e la disoccupazione è rimasta al valore relativamente elevato dell'8,1 per cento. La popolazione rimane stagnante.
Nell'aprile del 2005, la coalizione di centro-destra di Berlusconi è stata sonoramente sconfitta nelle elezioni regionali, perdendo 12 dei 14 governi regionali in gioco e il Primo Ministro è stato costretto a formare un nuovo governo più attento ad assistere le regioni del Sud e a ridurre la tassazione delle aziende che a mantenere la promessa di ridurre l'imposta sul reddito delle persone fisiche. Pertanto sembra improbabile che il nuovo governo possa fare meglio del precedente. Quest'anno, il punteggio relativo al peso fiscale dello Stato è migliorato di 0,3 punti. Tuttavia il punteggio relativo a banche e finanza e alla tutela del diritto di proprietà sono peggiorati entrambi di 1 punto, mentre quello relativo all'economia sommersa è peggiorato di 0,5 punti. Nel complesso, quest'anno il punteggio dell'Italia è peggiorato di 0,22 punti.

POLITICA COMMERCIALE
Punteggio: 2 (stabile)
Il punteggio italiano rispecchia le pratiche commerciali dell'UE. La riduzione dei dazi europei è stata compensata da una serie di barriere non doganali alla libertà degli scambi

PESO FISCALE DELLO STATO
Tassazione del reddito: 4 (in miglioramento: aliquote fiscali elevate)
Tassazione delle aziende: 4,5 (stabile: aliquote fiscali molto elevate)
Variazione nella spesa pubblica: 3 (in miglioramento: riduzione minima)
Punteggio complessivo: 4 (in miglioramento: il costo dello Stato è ancora elevato)
Le esigue riduzioni dell'aliquota massima dell'IRPEF, dell'imposta sui redditi d'azienda e della spesa pubblica come percentuale del PIL segnano un lieve miglioramento di 0,3 punti.

INTERVENTO DELLO STATO NELL'ECONOMIA
Punteggio: 2 (stabile)
Nel 2004 lo Stato ha consumato il 18,3 per cento del PIL, mentre l'1,34 per cento delle entrate provenivano da aziende e beni statali.

POLITICA MONETARIAPunteggio: 1 (stabile: ridotto tasso d'inflazione)
Tra il 1996 e il 2004 il tasso d'inflazione medio annuale è stato pari al 2,6 per cento.

FLUSSI DI CAPITALE E INVESTIMENTI DALL'ESTERO
Punteggio: 2 (stabile: barriere ridotte)
L'Italia è aperta agli investimenti esteri, ma lo Stato può vietare determinate acquisizioni e fusioni con investitori esteri per particolari ragioni. I flussi di capitale sono liberi sia da che verso l'estero.

BANCHE E FINANZA
Punteggio: 3 (in peggioramento: restrizioni moderate)
Il settore bancario era dominato dallo Stato fino alle recenti privatizzazioni.
Ai primi del 2005 la Banca d'Italia ha annunciato che le banche estere non avrebbero potuto controllare alcuna banca italiana, portando ad un peggioramento della valutazione della libertà economica in questo settore.

SALARI E PREZZI
Punteggio: 2 (stabile: ridotto livello di intervento statale)
Il mercato determina la maggior parte dei prezzi e dei salari, ma lo Stato può imporre dei controlli sui prezzi per il tramite del CIPE.
La partecipazione alla PAC comporta un'influenza sui prezzi die prodotti agricoli.

DIRITTI DI PROPRIETÀ
Punteggio: 3 (in peggioramento: tutela moderata)
In Italia i contratti sono tutelati, ma in generale le lungaggini burocratiche e giudiziarie, la corruzione e pratiche scorrette fanno sì che la tutela dei diritti di proprietà sia relativamente ridotta e in peggioramento.

REGOLAMENTAZIONE
Punteggio: 3 (stabile: livello moderato)
La burocrazia e le normative variano da regione a regione e sono applicate in modo incoerente. Le pratiche sono spesso lunghe e complesse e la legislazione sul lavoro è rigida.

ECONOMIA SOMMERSA
Punteggio: 3 (in peggioramento: attività moderata)
Il punteggio dell'Italia è peggiorato di 0,5 punti rispetto all'anno scorso.

3 Comments:

Blogger Tudap said...

ERRATA CORRIGE: Berlusconi scrive un articolo su Economy in risposta alle critiche ricevute da piu´parti, incluso il tutt´altro che filo-berlusconiano Economist, di aver fatto troppo poco in questi 5 anni di governo.
L´analisi fatta dall´Heritage Foundation (Think Tank americano vicino ai Repubblicani)pero´parla chiaro!

3:34 AM  
Anonymous astrolabio said...

l'analisi non parla chiaro affatto:
io tre anni che la seguo e non ha fatto cenno alla riforma biagi (accennata en passant quando è stata varata dicendo che era stata varata da poco e quindi non contava)
il dato della disoccupazione è sbagliato, il tasso di disoccupazione è al 7.6 circa, non 8.1.

ci sono pesanti ombre comunque, ma non imputabili al governo, l'Italia ha subito una pesante discesa nella graduatoria per colpa di fazio e della magistratura politicizzata.
Cosa poteva fare il governo?
Riformare le due istituzioni, lo ha fatto, i risultati si vedranno quando entreranno in vigore.

4:24 AM  
Blogger Tudap said...

Vorse nonparla chiaro come dici tu ma la rivoluzione liberale annunciata nel 2001 da Berlusconi non c´e´stata! Non nego che qualcosa e´stato fatto (anche se comunque troppo poco)e che il periodo in cui si e´trovato a governare non e´stato dei migliori. Berlusconi dice che lui personalmente avrebbe voluto fare di piu´ma, anche all´interno della sua coalizione, c´e´chi gli si e´messo di traverso. Tutti sanno che una politica di coalizione e´fatta di compromessi (i miei votano questa legge se pero´poi i tuoi votano quest´altra)il problema e´stato quando gli alleati gli chiedevano di votare alcune leggi non molto confacenti ad un programma liberale (ma importanti per l´elettorato di quel partito)e lui in cambio chiedeva di votare leggi ad personam. Cé´stato quindi uno squilibrio

5:55 AM  

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