lunedì, febbraio 06, 2006

Calvino e gli intelletuali (non) di sinistra

"Noi comunisti italiani eravamo schzzofrenici. Si', credo proprio che questo sia il termine esatto. Con una parte di noi eravamo e volevamo essere i testimoni della verita', i vendicatori dei torti subiti dai deboli e dagli oppressi, i difensori della giustizia contro ogni sopraffazione. Con un'altra parte di noi giustificavamo i torti, le sopraffazioni, la tirannide del partito, Stalin, in nome della Causa. Schizzofrenici. Dissociati. Ricordo benissimo che quando mi capitava di andare in viaggio in qualche paese del socialismo, mi sentivo profondamente a disagio, estraneo, ostile. Ma quando il treno mi riportava in Italia, quando ripassavo il confine, mi domandavo: ma qui, in Italia, in questa Italia. che cos'altro potrei essere se non comunista?"
1956 - Italo Calvino

Mi domando, se ora come ora si stia facendo abbastanza per creare un'alternativa. Per fare in modo, insomma, che alla domanda posta da Calvino vi possa essere una risposta affermativa.
Per gli intellettuali non di sinistra Berlusconi ha fatto abbastanza?
Sono in molti a pensare di no (a riguardo avevo gia scritto un altro post)

Uno dei primi premi vinti da Calvino e' stato uno indetto dall'"Unita'". Colgo quindi l'occasione per lanciare questa idea: perche´ Il Domenicale, magari anche in collaborazione con la Fondazione Bibloteca di via Senato, non organizza un premio letterario?

2 Comments:

Anonymous Elena said...

ma scusa, perché deve fare tutto Berlusconi? perché dobbiamo sempre aver bisogno di papà Silvio?
se gli intellettuali di destra (chiamiamoli cosi' per comodità, ma mi riferisco a quelli con idee alternative alla vulgata di sinistra), non riescono a trovare spazio, è perché tutte le sedi a livello universitario (quindi statale) sono occupate dagli ex-sessantottini. Una volta che questa gente sarà morta (di vecchiaia intendo) potremo forse avere un ricambio generazionale.
Inoltre tutto quello che conta in Italia è a livello statale, le organizzazioni private sono poche, almeno credo. Come è possibile maturare un pensiero nuovo se siamo sempre succubi dello Stato? Lo Stato è oppressore per definizione. Il male dello statalismo è quello che ci frena, e Berlusconi non è superman.

3:39 AM  
Blogger Tudap said...

Cara Elena ti invito a leggere l' editoriale di Christian Rocca sul numero di Luglio-Agosto di Ideazione

10:11 AM  

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