sabato, aprile 29, 2006

Liberal ha fallito, ci vuole Neolib

Per i 10 anni di Liberal, la rivista/fondazione molto vicina a Forza Italia diretta da Ferdinando Adornato, venne pubblicata una raccolta dei migliori articoli (700 pagine). Le prime pagine di questo tomo erano dedicate agli auguri, commenti e critiche provenienti da diverse personalità della politica e della cultura. Tra quest'ultimi c'era anche Piero Ostellino che sotto il titolo "Se il liberalismo latita è anche colpa vostra" dichiarava:

Liberal è stato il "contenitore", una sorta di incubatrice, dentro il quale sono germogliati e maturati i cracili riformismi italiani (al plurale) fino a diventare la robusta pianta riformista (al singolare) che sono ora. La stessa assenza della "e" finale di Liberal sottointendeva che la funzione del "contenitore" era proprio quella di accogliere i riformismi cattolico, socialista e liberale in contrapposizione al vecchio massimalismo delle sinistre e, in qualche modo, fonderli in una "Lega" che delle sinistre rappresentasse , finalmente, una solida alternativa anche politica oltre che culturale. Sotto questo profilo si può dire che Liberal abbia assolto efficacemente il suo compito, al punto di rappresentare l'anticipazione e l'avanguardia culturale di quella che poi è stata (è) , politicamente, la Casa delle Libertà. Al tempo stesso, però, Liberal, proprio a ragione del carattere "pluralista" dei riformisti di cui si era fatta portavoce, ha finito con il condizionare e limitare la crescita di un'autentica, specifica e significativa cultura liberale, relegando crocianamente, sottolineo crocianamente in contrapposizione a einaudianamente, il liberalismo alla funzione di pura "cornice" istituzionale all'interno della quale ciascun riformismo - come aveva sostenuto Croce rispetto a Einaudi - avrebbe poi dipinto il proprio quadro. Se oggi in italia tutti si dicono liberali, ma nessuno sa esattamente che cosa sia il liberalismo, se la Casa delle Libertà non è quel "partito liberale di massa" che sognavano Giuliano Urbani e gli altri liberali storici, ma una versione edulcorata della vecchia Democrazia Cristiana, ciò lo si deve anche a Liberal, il cui successo, paradossalmente ha segnato anche la sconfitta del liberalismo come dottrina articolata, cioè molto di più complesso ed identitario del semplice costituzionalismo.

Questo discorso entra in pieno nel dibattito su Neolib. Faccio presente che, per quanto ne so io, il partito liberale di massa non voleva essere la CdL (come dichiarato da Ostellino) che è una coalizione e non un partito, e come tale è composta da diversi partiti che, seppure in molti temi la pensino allo stesso modo o almeno in modo molto simile, non sono (ovviamente) uguali.
Se quindi riferiamo il discorso fatto da Ostellino alla sola Forza Italia possiamo considerare, almeno per quanto mi riguarda, da intaprendere la linea proposta da Marco Taradash.
La via del terzo polo è oggettivamente irrealistica e avrebbe come unico risultato quello di fare uscire dai giochi i liberali "veri" lasciando governare quelli "finti" (eccetto alcune lodevoli eccezzioni). E' quindi necessario "sporcarsi le mani" e schierarsi con una delle due coalizioni. Non si può di certo pretendere di andare in una coalizione dove ci si trova a fare politica con i soli liberali duri e puri, e proprio per questo è necessario trovare la coalizione che con i liberali hanno più cose in comune, diciamo che non bisogna andare in cerca del "meglio" quanto del "meno peggio". Non mi metterò a rispiegare le motivazioni per il quale è preferibile la CdL all'Unione, perchè è già stato fatto un migliaio di volte (sul sito dei Riformatori Liberali , e non solo, sono state scritte pagine intere su questo argomento).
Come tutti sanno la politica è fatta di compromessi, ed è su questi compromessi che dobbiamo giocarci la nostra partita. Il rimanere in una posizione Terzista avrebbe il vantaggio di farci rimanere per così dire Puri ma avrebbe lo svantaggio di non permetterci di influenzare i giochi.
Ma guardiamo ai fatti, guardiamo a cosa sono riusciti a fare partiti come l'UDC e la Lega Nord con una manciata di voti. Se ci fosse stato un autentico partito liberale (liberista e libertario), ancorchè con relativamente pochi voti, che avesse fatto da lievito riformatore nella CdL molte proposte stataliste dell'Alemanno di turno non sarebbero mai passate, molte dichiarazioni liberali e liberiste di SB si sarebbero trasformate in fatti invece di rimanere semplici parole.

Ma perchè un partito che come numero di voti superava di gran lunga tutti gli altri della CdL messi insieme, non è riuscito a fare molte delle riforme liberali promesse?
Certo hanno avuto il loro peso le numerose corporazioni, certo molti parlamentari di FI di liberale hanno solo il vestito ma poi sotto sotto sono ancora democristiani o socialisti (seppur riformisti), ma ciò non toglie che se uno ha il coraggio di dichiararle certe cose, vuol dire che può anche metterle in pratica.
Il problema principale di FI, e del suo leader, è stato il fatto di aver avuto un ruolo quasi di super partes all'interno della CdL: troppo impegnata ad accontentare questo o quel (piccolo) partito, il capriccio di questo o di quel politico, che si è "dimenticata" di portare avanti le proprie proposte. Senza contare poi il giochino dei ricatti (io voto per la tua legge se tu voti per la mia) dove FI si è trovata a sprecare molte delle proprie "carte" per difendersi da una certa magistratura, senza poterle quindi impegnare per fare approvare delle vere riforme liberali.
Se ci fosse stato un ipotetico partito Neolib Berlusconi sarebbe stato costretto ad accontentare anche lui.

Piero Ostellino dichiara inoltre che "Liberal, proprio a ragione del carattere "pluralista" dei riformisti di cui si era fatta portavoce, ha finito con il condizionare e limitare la crescita di un'autentica, specifica e significativa cultura liberale".
Queste parole ci fanno capire che Liberal non può essere la casa dei neoliberali, certo potrà aiutere a farli convivere con le altre correnti di pensiero all'interno della Coalizione, ma non potrà essere la rivista di riferimento di Neolib (o di quello che da Neolib dovrebbe nascere)

Cade quindi a pallino l'idea di Arturo Diaconale di fondare un nuovo mensile chiamato Le Libertà, io personalmente lo vedrei bene strutturato come Formiche la rivista bimestrale molto vicina all'UDC di appunti, idee, studi e riflessioni sulle politiche di centro. Ovvimante le politiche che si vorrebbero portare avanti con Le Libertà non sono "di centro" bensì liberali, liberiste e libertarie.

5 Comments:

Anonymous Candide said...

Liberal non distingue liberalismo da conservatorismo e clericalismo. Ma perché non potrebbe andere bene Ideazione?

10:26 AM  
Blogger Tudap said...

Ideazione è una rivista di cultura politica di area liberale e conservatrice, un ottima rivista se è per quello, ma non penso che farebbe al caso nostro. O meglio, e questo è un mio parere ma potrei anche sbagliarmi, spesso il suo pensiero coincide con quello di Neolib ma capita anche che con esso si scontri (penso al manifesto di Pera). Cmq penso che Le Libertà e Ideazione non si escluderebbero a vicenda

2:21 AM  
Anonymous semplicemente liberale said...

Ma del mensile Le Libertà si sa qualcosa? Che fine ha fatto il progetto di Diaconale?

2:40 AM  
Blogger Jinzo said...

Quoto Candide.
Liberal è una rivista che attribuisce un significato a me ignoto alla parola liberalismo.

4:30 AM  
Blogger Tudap said...

Di Le Libertà non se ne sa molto ne avavano parlato Diaconale all'assemblea dei salmoni, poi ne avevano accennato anche le guerre civili e the right nation.
L'ho voluto citare anche per sensibilizzare chi di dovere a rispolverare il progetto

2:49 AM  

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