venerdì, maggio 19, 2006

Diritti Umani, l'organismo nella bufera

Il nuovo Consiglio per i diritti umani eletto dall'Assemblea delle Nazioni Unite a New York suscita non poche perplessità. Da molti mesi si lavora per la creazione di un nuovo organismo più rappresentativo ed efficiente della vecchia Commissione sciolta nel marzo scorso (era espressa da soli 54 paesi). Ma questo nuovo organismo, definito "più moderno e rappresentativo e l'occasione di un nuovo inizio" da Kofi Annan, sta suscitando critiche e polemiche dalla grande maggioranza delle organizzazioni umanitarie. L'esordio, per la verità, dà loro ragione. Avere inserito paesi che non hanno dimostrato di avere alcun rispetto per la tutela dei diritti degli esseri umani fa molto riflettere sul ruolo di un organismo sovrannazionale, che dovrebbe denunciare ogni tipo di violazione in qualsiasi paese viene praticata. Ma in che modo potrà essere possibile tutto questo se nel Consiglio sono stati eletti i rappresentanti della Cina, di Cuba, dell'Arabia Saudita, del Pakistan e di altri paesi che certo non figurano ai primi posti nel mondo per il rispetto dei diritti fondamentali degli esseri umani. Cuba ha addirittura riscosso un alto numero di consensi (135 voti); 149 hanno votato per il Pakistan, 146 per la Cina. Gli Stati Uniti, com'è noto, hanno preferito prendere le distanze e di non far parte di questo organismo e la stessa Italia, che pure si era battuta per la riforma, non si è candidata. Anche le defezioni di una parte dei paesi dell'Occidente peseranno sul funzionamento del nuovo Consiglio.
Mi chiedo come sia possibile inserire in uno strumento di tutela umanitaria paesi che detengono la pena di morte, che praticano largamente la tortura, che non rispettano in alcun modo i diritti dei dissidenti, delle donne dei bambini, come è il caso dei paesi citati. Su Internet circolano da mesi foto di bambine cinesi appena nate abbandonate sui marciapiedi o vicino ai cassonetti nell'indifferenza dei passanti, in omaggio alla politica del figlio unico. Sono immagini orribili assolutamente vere e quindi non frutto di fotomontaggi, come si scherniscono imbarazzati i funzionari dell'ambasciata cinese. E che cosa dire dei laogai? Quei gulag dove vengono costretti a lavori forzati alcuni milioni di dissidenti e minoranze etniche e religiose (come i Falun Gong), per un sospetto adulterio o sottoposte a frustate se escono da sole? E quel paradiso di libertà di torturati e spesso - come è stato denunciato a "Umanitaria", svolta nei giorni scorsi a Valmontone - i loro organi venduti su Internet. E che cosa dire dell'Arabia, dove gli sceicchi fanno ancora tagliare la testa a chi osa dissentire dal monarca e le donne vengono lapidate solo Cuba, con le carceri piene di prigionieri politici e di gay? Quell'isola, governata con pugno d'acciaio da Fidel Castro e che registra ammiratori anche fra tanti intellettuali e politici italiani, fa parte di un organismo dell'Onu che dovrebbe tutelare quei diritti che il lider maximo nega ai suoi cittadini. Proprio in questi giorni si sta costruendo un muro davanti all'edificio, dove ha sede la rappresentanza diplomatica che cura gli interessi Usa, per nascondere agli occhi dei cubani le scritte luminose scorrevoli con citazioni dei grandi padri della democrazia Usa. Come questa di Abramo Lincoln: "Nessun uomo è sufficientemente buono per governare gli altri senza il loro consenso". Per Fidel questo è troppo. Il popolo deve credere e obbedire solo a un uomo (lui) e a un regime (quello comunista).
A questi uomini, a questi paesi, sono affidati i diritti umani nel mondo. E' come se i carnefici fossero stati incaricati di tutelare le loro vittime.

Aldo Forbice

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