lunedì, maggio 01, 2006

E' ora di dire basta all'egemonia culturale della sinistra

Come in molti avranno notato dai risultati di queste ultime elezioni, in Italia la sinistra massimalista è ancora viva e vegeta (e oserei dire quasi più forte di prima) il che ci fa capire, sopratutto se si guarda al resto dell'Europa, che c'è qualcosa che non va.
Il problema secondo me è (anche) la storia. Perchè è evidente che se in Italia non ci fosse stato il revisionismo storico operato dalla sinistra dal dopo guerra ad oggi, attualmente probabilmente non ci ritovremmo con due partiti comunisti (se si escludono i Ds e i Verdi) al governo, ma neanche all'opposizione se è per quello. Le manifestazioni che si sono svolte 25 Aprile e il 1 Maggio ne sono state la dimostrazione più evidente.

Se si pensa che i crimini comessi dai comunisti (foibe e gulag tanto per dirne qualcuno) sono poco diversi da quelli comessi dai nazifascisti, allora viene da domandarsi come mai il partito comunista italiano non ha fatto la fine di quello fascista? E se non è la legge ad impedirgli di esitere allora dovrà essere l'opinione pubblica anche attraverso il voto a doverlo fare.
E qui sorge il problema principale. Perchè come tutti sanno la sinistra ha sempre avuto l'appoggio della classe intellettuale, molti storici hanno completamente sorvolato sui crimini commessi dai comunisti facendoceli passare come dei santi liberatori. Basti pensare che si sono dovuti aspettare 60 anni per riconoscere le Foibe, e una volta che non si poteva negare l'evidenza i più schifosi comunisti si sono messi a raccontare che lì ci hanno buttato solo fascisti (balle!!!) e che il tutto era da relazionarsi al particolare periodo storico. E quindi si continua a mistificare la realtà.

E' evidente che se ciò tutt'ora accade è anche colpa del centro-destra che in 12 anni ha fatto poco niente per creare un'inversione di tendenza ( si veda a riguardo Angelo Crespi su Il Domenicale, Alberto Mingardi su Libero, e, tra gli altri i post di Krillix e di Semplicemente Liberale).
Ovvio, non nego che vi siano delle lodevoli eccezioni in particolare mi riferisco alla grande macchina culturale di Marcello Dell'Utri con il suo Circolo e il Circolo Giovani, la Biblioteca di via Senato, le pubblicazioni Il Domenicale e L'Erasmo ecc... ma evidentemente non è sufficiente.

Tornando al problema del revisionismo storico, qualcosa è stato fatto, penso soprattutto alla fondazione nel 1997 della rivista Nuova Storia Contemporanea, il bimestrale di studi storici e politici sull'età contemporanea diretto dal Prof. Francesco Perfetti e affiancata da un comitato scientifico internazionale di tutto rispetto.
Ma se si torna al discorso fatto all'inizio di questo post se ne deduce che non è sufficiente.

Rubo la frase a John Christian Falkenberg dicendo che il sottoscritto, avendo la creativita' di un ferro da stiro, prova a far quello che gli riesce meglio: sparare boiate in liberta';
Quindi ecco alcune proposte: Quello che ci vorrebbe in Italia è un think-tank indipendente che si focalizzi appunto sulla storia contemporanea (sopratutto italiana ma non solo).
L'idea sarebbe quella di creare un centro studi privato ed indipendente formato da un piccolo (almeno inizialmente) gruppo di giovani ma capaci ricercatori guidati da un studioso di un certo livello (come Perfetti) che pubblichi libri e ricerche, scriva articoli su giornali e riviste più o meno specilizzate, partecipi e organizzi convegni, mostre e manifestazioni, il tutto con l'obbiettivo di riscrivere la storia "vera" che in molti casi ci è stata raccontata solo in modo incompleto e non sempre veritiero.
Sottolineo la necessità che questo ipotetico Istituto sia indipendente dalla politica, in primis perchè quello che si vuole non è scrivere una storia di parte (come ha fatto la sinistra) bensì studiare e raccontare la storia come realmente si è svoltà, in secondo luogo perchè se tale Istituto fosse collegato a qualche partito politico il risultato delle ricerche che in esso si svolgono verrebbero bollate a priori come di parte e quindi non prese minimamente in considerazione.
Fonte di ispirazione per struttura e modalità di lavoro potrebbe essere l'Istituto Bruno Leoni

I politici del centrodestra non hanno capito l’importanza della cultura, perché per governare ci vuole il consenso e solo la cultura permette di ottenere quel consenso necessario per immaginare la rivoluzione liberale.
Se ripenso all'editoriale di Crespi penso che non tutto è perduto e, a parer mio, si è ancora in tempo per interrompere l'egemonia culturale della sinistra.
Voglio ricordare che l'obbiettivo non vuole essere quello di creare a nostra volta un'altra egemonia, sarebbe poco liberale, piuttosto direi di creare un'alternativa.

Essenziale a mio parere è puntare sui giovani per il semplice fatto che è più facile coltivare menti vergini che convertire uno che ha sentito parlare bene di Marx e compagni da quando è nato.

Ora provo a buttare giù qualche esempio concreto:

Che io sappia nemmeno Dell'Utri, attraverso la sua "macchina culturale" si è interessato a sufficienza alle arti visive, una buona idea potrebbe essere la seguente:
Creare una Fondazione che si prefigga come scopo principale quello di favorire e cogliere sul nascere i fermenti emergenti attravero la promozione della giovane creatività artistica. Creare un'istituzione che non sia solo un luogo espositivo, ma anche struttura di sostegno appunto per artisti esordienti, per dare spazio alle ricerche artistiche giovanili. Un centro che possa essere il luogo di incontro per un dialogo formativo, permettendo la sperimentazione, favorendo scambi e collaborazioni, con lo scopo di diventare il punto di riferimento e il trampolino di lancio per giovanissimi autori.
Un esempio a cui ispirarsi potrebbe essere la Fondazione Bevilacqua La Masa

Sempre rimanendo sui giovani ma spostandosi al campo letterario, potrebbe essere una buona idea la creazione di un Premio Letterario Nazionale per i giovani appunto. La sua istituzione potrebbe essere opera della Fondazione di via Senato.
Non sarebbe poi una cattiva idea se venisse aperta una Libreria Caffè il Domenicale, che io sappia attualmente presente solo a Milano, nelle principali città (città metropolitane?) italiane.
D'altronde è inutile negarlo, punto di forza della sinistra è anche la ramificazione territoriale, settore in cui il centro-destra pecca.

Crespi sottolinea la necessità di trasformare Il Giornale in un autorevole quotidiano di centro-destra proponendo di copiare La Repubblica. Non posso che condividere e domanderei inoltre, perchè non iniziare con l'assumere autorevoli giornalisti presenti nei boards di think-tank vicini al centro-destra che attualmente scrivono in importanti (e per lo più anti-berlusconiani) quotidiani Italiani, come
Magdi Allam (Corriere della Sera e Fondazione Magna Carta), Maurizio Molinari (La Stampa e FMC), Piero Ostellino (Corriere della Sera e Fondazione Liberal), Fiamma Nirenstein (La Stampa, Fondazione Liberal e FMC), Gaetano Quagliariello (Il Messaggero e FMC), Vittorio Mathieu (Panorama, Fondazione Ideazione e FMC), Alessandro De Nicola (Il Sole 24 Ore e Adam Smith Society) ecc... ?

Queste erano alcune idee buttate là, se ritenete che siano solo minchiate rifatevi con questo interessante editoriale di Christian Rocca su Ideazione

Anch'io come Libertarian ovviamente sostengo che tutto ciò debba avvenire senza l'intervento dello Stato.


P.S. segnalo questo articolo di Ideazione dell'anno scorso nel quale gli autori cercano di rappresentare l'arcipelago culturale della Casa delle Libertà

11 Comments:

Blogger Paolo di Lautréamont said...

Tutto giusto e condivisibile. Resta però una questione: ci vuole CHI si prenda carico di tirare le fila, viceversa il liberalismo resta disperso in 1000 rivoli. E' questo il primo problema ed è di questo che vorrei discutere con tutti gli altri il 20 e 21 maggio.

2:33 PM  
Blogger Tudap said...

L'anno scorso ho assistito ad un convegno nella mia città oranizzato, tra gli altri, dalla Fondazione Liberal, il tema del giorno era il futuro partito unico di cdx. Era presente ovviamente anche Ferdinando Adornato il quale diceva che era necessario che affianco al partito unico si venissero a creare un insieme di associazioni, fondazioni, centri studi ecc... che venisse insomma creato un network al capo del quale ci sarebbe stata la Fondazione Liberal (Nando dopo la costituzione dei Club si è montato un'pò la testa, pensa di essere a capo della Heritage Foundation). Lascio a te i commenti.

Sul piano culturale può a mio parere essere Dell'Utri (l'unico che in questo campo ha cercato di fare qualcosa) a tirare le fila.
Su quello politico, non lo so, se ho capito bene la domanda la risposta potrebbe essere Ideazione come anche L'Opinione.Se non sbaglio esiste un'Associazione Amici de L'Opinione , si potrebbe, almeno inizialmente puntare su quella. Ideazione ha creato Tocque-ville, un "associazione telematica" con 800 iscritti.

Direi cmq che le idee non sembrano mancare, piuttosto chi mette i fondi?

9:56 AM  
Blogger Antonio Saccoccio said...

Ottimo post. Bisogna organizzarsi culturalmente. Tutti insieme.
Di cultura liberale si sta parlando da una settimana nella sezione "Riflessioni" di Razblog.org.

http://www.razblog.org/

Nel prossimo aggiornamento inserirò anche questo post.
ciao!
Antonio

3:32 PM  
Blogger Tudap said...

Onorato....

4:15 AM  
Blogger Carletto Darwin said...

Mah, mi viene in mente spontaneamente una critica di metodo.
In realtà già il fatto che dici che bisogna ribellarli all'egemonia, partendo dal presupposto che la cultura sia una libera espressione in uno stato libero, porta ad una delle seguenti conclusioni:
1. lo stato italiano non è libero
2. la cultura non si esprime liberamente
3. la cultura "antagonista di destra" (scusami l'ossimoro) non esce fuori perchè non c'è
Ora, sinceramente visto il ruolo di una persona come il berlusca nei media, l'opzione due non esiste.
Sinceramente, a parte il credere agli starnazzi periodici di entrambe le parti, non esiste neanche l'opzione uno.
Quindi una domanda: non è che la destra semplicemente non esprime cultura?
Ben vengano gli istituti alla Bruno Leoni. Però sono contenitori. Senza hamburger il big mac non ha sapore...

5:55 AM  
Blogger Tudap said...

Il problema è che in Italia se uno vuole fare carriera in campi culturali come il cinema, l'arte, il teatro... e non simpatizza per la sinistra si trova precluse molte strade.
Il problema non è che non esiste una cultura di destra (ma preferirei dire non di sinistra) bensì che ha difficoltà ad emergere per i motivi che tutti sanno.
Quindi l'opzione 2 esiste eccome (se ho capito quello che intendi dire).
Berlusca in questo caso è ininfluente, anzi si può dire che remi contro.
Ti do una dimostrazione: vai in una libreria Mondadori, se chiedi un libro di Travaglio o di Flores d'Arcais non avrai problemi a trovarlo, se invece ne chiedi uno di Antonio Martino ti diranno di non averlo.

6:21 AM  
Blogger John Christian Falkenberg said...

Mooolto interessante Tudap, complimenti! Una bella road map. il problema in effetti non sembra quello della quantita' d'iniziative, quanto del coordinamento e dell'azione pragmatica.
Esiste anche un altro problema: come faceva notare un articolo su Libero, a sinistra si comprano libri e si promuove la propria cultura anche senza aver idea di quello che si acquista e di cosa di discute. A destra non si compra e non si fa sfoggio di cultura. Siamo come i Tories del passato pre-Tatcher, orgogliosi di essere lo Stupid Party . Paradossalmente, ci servirebbe un po' dello snobismo culturale dell sx, anche senza Gramsci.

7:59 AM  
Blogger Libertyfirst said...

Lo Stupid Party sta ridiventando tale con Cameron... :D

In ogni caso, dire che l'IBL è solo un contenitore vuoto è assurdo: è in realtà un contenitore pieno di soluzioni, solo che nessuno le applicherà mai perchè la democrazia fa schifo.

L'unico appunto possibile all'IBL è che non dicono mai che senza gold standard non si può liberare l'economia dallo stato. Si pensa che una società il cui sistema finanziario è monopolistico nella sostanza possa essere libera? Errore.

E ricordiamo che l'unico pensatore italiano innovativo del dopoguerra è stato proprio Leoni...

9:07 AM  
Blogger Tudap said...

Concordo Libertyfirst, anzi direi che l'IBL è uno dei piu' attivi, anche se le dimensioni (quindi i fondi) sono probabilmente un forte limite.

JCF il problema è proprio quello cmq non siamo proprio a zero, se il radical-cich mi gira con il Manifesto sotto braccio io gli rispondo con Il Foglio. Tiè!
Anche se il troppo theocon mi scazza

10:04 AM  
Anonymous Anonimo said...

Stavo per leggere il puo post, poi ho visto il manifesto con Dalla Valle completamente fazioso. Tutti sanno che produce le suo scarpe in italia e se avesse voluto sarebbe andato via da tempo.
Questo toglie ogni credibilità a quello che puoi dire, quindi evito di perdere tempo.

4:44 AM  
Blogger Tudap said...

Fai come ti pare.....

9:50 AM  

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