lunedì, maggio 29, 2006

La Fondazione Liberal e le Giornate dell'Ambientalismo Liberale

Il Domenicale ha lanciato il dibattito sulla cultura del centro-destra (liberale), Marco Respinti ha voluto toccare anche il punto dell'Ambientialismo, invitando a smetterla di scimmiottare i Verdi.
L'articolo che segue è stato riportato da Crespi anche sul Manuale di Conversazione Politica edito da Libero in collaborazione con la Free Foundation che invito tutti a leggere.

Mi è sempre venuto da ridere assistendo a quelle tribune politiche dove a questo o a quel partito più o meno tradizionale si chiedono opinioni, che so, sul fisco, sulla casa o sul lavoro, e poi si passa a interrogare i Verdi. Cioè a quelli che tutto guardano e giudicano esclusivamente dal punto di vista delle volpi e dei carciofi. Che diranno, loro, delle tasse, che le si debbono alzare ai carnivori perché ce l’hanno con gli erbivori? E sulla casa, che dobbiamo tornare sugli alberi? E del lavoro, che dai castori c’è tutto da imparare in fatto di opere pubbliche? I Verdi, infatti, su tematiche che escono dal loro stretto seminato introiettano pensieri altrui, quelli della Sinistra radicale e delle frange dei vari ex, neo, post comunismi.Ora, a fronte della grande offensiva dei Verdi, rimasuglio del vecchio estremismo indiano metropolitano e avanguardia della nuova era, è come se il Centrodestra avesse la coda di paglia. Come se si sentisse in perenne difetto e quindi in continua necessità di domandare scusa. Per il Centrodestra, infatti, non c’è bisogno di alcun ambientalismo diverso.La miglior risposta che si possa dare ai Verdi ideologizzati resta il patrimonio di cultura e di pensiero che caratterizza le varie componenti del Centrodestra e che sempre di più andrebbe rivendicato con orgoglio, ma pure studiato. Una cultura della politica che mette al centro l’uomo, i suoi diritti di persona, le sue sacrosante libertà e una organizzazione sociale che ne esalta il genio sviluppandone le potenzialità non ha infatti alcunché da temere sul fronte ambientale.Cosa meglio di un pensiero che coscientemente lavora al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, al più savio uso delle fonti energetiche, alla sapiente coniugazione di profitto, ricerca, risparmio e tutela può garantire una politica autenticamente ambientale e mai sciaguratamente ambientalista? Cosa meglio di un pensiero che mette al centro di tutto l’uomo considerandolo steward di un ambiente dato può tutelare gli ecosistemi più e meglio degl’ideologismi che considerano la specie homo alla stregua di un virus e le catastrofi naturali una giusta vendetta di Gaia, la dea Terra?Bisogna insomma che il Centrodestra smetta di sentirsi meno Verdi. Che non consideri una menomazione la difesa per esempio degli embrioni umani rispetto alla vivisezione, la quale resta indispensabile per la ricerca farmaceutica. Che non tema di dire che la maggior parte delle “fonti alternative” vagheggiate dai Verdi sono barzellette. Che non abbia paura di rivendicare l’utilità del nucleare, quello peraltro sicuro e pulito di oggi. Che non tremi alla parola “caccia”, ben sapendo che il cacciatore è di suo uno dei più efficaci guardiani della natura. E che soprattutto, piantandola con le filastrocche sul Protocollo di Kyoto e gli OGM, parli decisamente il linguaggio della convenienza economica allorché discetta di tutela ambientale.Un’alternativa però esiste.Ci sono think tank come l'Istituto Bruno Leoni, Lifeventuno, il CESPAS (Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo), il periodico 21 secolo, Green Watch News e tutti i sottoscrittori della “Carta dei cristiani per l’ambiente”: realtà piccole, certo, ma attive e intelligenti.Se il mondo del Centrodestra continuerà a non premiarne lo sforzo e l’impegno, se si continueranno a privilegiare, per consulenze, expertise e interventi vari, i soliti noti in stile WWF e Greenpeace, si finirà per abbandonare completamente quell’idea nobilmente occidentale che s’incentra sull’ingegnarsi a trovare rimedi proprio quando gli ostacoli naturali appaiono insormontabili. Ci abbiamo campato per secoli: se non vogliamo regredire, è ora di tornarvi smettendo di sentirsi Verdi a metà.

La Fondazione Liberal diretta dall'On. Ferdinando Adornato organizza annualmente con alcune fondazioni europee ed americane di orientamento liberale degli incontri culturali internazionali: dai Colloqui di Venezia alle Giornate del Pensiero Storiografico di Siena, dalle Giornate internazionali del Pensiero Filosofico di Trieste ai Meeting sull'Educazione e l'Istruzione nel XXI secolo di Milano ecc...
Mi domandavo quindi, perchè la Fondazione Liberal non organizza degli incontri annuali anche sull'Ambientalismo liberale cercando magari di creare un network tra i vari Think-tank e riviste liberali e stranieri che si battono per un'ecologia di mercato?

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