lunedì, maggio 29, 2006

Legge Biagi l'esempio di Sacile: l'azienda ha assunto tutti i precari

L'articolo che seguirà è tratto da Il Gazzettino e sorprenderà molti esponenti della sinistra che negli ultimi 5 anni non hanno fatto altro che condannare la Legge Biagi sotenendo che se era vero che la disoccupazione in Italia era ai minimi storici era anche vero che tutti questi nuovi occupati erano precari e quindi incapaci a costruirsi un futuro sereno. Il caso esposto qui di seguito dimostra invece il contrario dimostrando quindi come la Legge Biagi non sia affatto un legge la distruggere come la sinistra massimalista vorrebbe.

"La Fadalti di Sacile, un'azienda di prodotti per la casa con circa cento milioni di euro di fatturato, cresciuta negli ultimi anni da 300 a quasi 400 dipendenti, ha trasformato tutti i contratti "precari" in contratti a tempo indeterminato.Spiega l'amministratore delegato, Faotto: «Noi investiamo sulle persone».E aggiunge: «La legge Biagi va usata per valorizzare persone e aziende. Il problema vero è come attuarla. La si è demonizzata, per via del precariato, ma va verificata nel lungo periodo. Tocca a noi imprenditori muoverci: toglierci la giacca, rimboccarci le maniche, e metterci a lavorare, senza stare lì a piangerci addosso».

Lo slogan è semplice quanto ricco di suggestioni: «Materiali per idee in movimento». Oggi caratterizza un'azienda con oltre 100 milioni di euro di fatturato, circa 400 dipendenti suddivisi in 24 sedi tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto Orientale (più una a Zagabria e una appena inaugurata nel cuore di Venezia, a Rialto), che opera nel settore della casa («dal chiodo all'idromassaggio», sottolineano i titolari), sia sul versante della produzione che del commercio. Il nome è Fadalti, la casa madre è a Sacile

Quelle idee, racconta Alvise Faotto, amministratore delegato di Fadalti, hanno cominciato a camminare a inizio anni Sessanta, nel più classico stile Nordest, con una ditta di prefabbricati in cemento aperta da Orfeo Fadalti, imprenditore edile, e presto affiancata da uno show-room. Il fondatore muore nel 1970, ma l'attività resta in famiglia: viene rilevata dal genero Giuseppe Cauz, che viene a mancare lo scorso anno. La continuità è comunque garantita: presidente diventa Piero Fadalti, a.d. Faotto.

Spiega quest'ultimo: «La nostra filosofia di fondo è quella di considerarci sempre felicemente in controtendenza. Contro la retorica del Paese in declino, noi abbiamo deciso di investire. Cotnro la scelta dell'esodo da Venezia, noi abbiamo deciso di andarci a insediare nel cuore di Venezia. Contro le polemiche sulla flessibilità, noi abbiamo deciso di assumere, di investire sulla gente, di potenziare la nostra forza-lavoro fino ad espanderla con un trend di crescita a due cifre». Un solo dato, per documentare quest'ultima affermazione: a fine 2004 la Fadalti contava su 307 dipendenti, alla fine dello scorso aprile era passata a 368 (escluse le sedi di Zagabria e Venezia), quindi con un incremento di quasi il 20 per cento.

Ma l'aspetto più significativo è un altro, ed è il più controcorrente di tutti, tiene a sottolineare Faotto: «Da noi, la totalità dei contratti a tempo determinato si è trasformnata in tempo indeterminato, salvo qualche rarissima eccezione, e solo perché sono stati gli interessati ad andarsene di loro volontà. Il fatto è che noi utilizziamo il tempo determinato non come sfruttamento del precariato, ma come investimento sulle persone. Il nostro interesse è che si formino; perciò investiamo su di loro, perché nascano dei professionisti capaci». Anche qui, qualche cifra per capire meglio: nel 2005 sono state assunte 43 persone, di cui 19 a tempo indeterminato (età media 38 anni), 10 a tempo indeterminato (età media 37), e 14 come apprendisti (età media 20 anni). L'età media complessiva dei 43 nuovi ingressi è di 32 anni.

Ma come si spiega questo andamento controcorrente, in un mercato che almeno stando alle rappresentazioni che se ne danno viaggia su tutt'altri binari? Risponde Faotto: «Il fattore-chiave sta nella mentalità dell'imprenditore. Se ha passione per il suo lavoro, se fa sul serio il suo mestiere, allora non può non partire dal presupposto che occorre investire sulle persone, non solo sulle risorse economiche. Certo, le condizioni economiche esterne incidono; ma i veri artefici del nostro successo o insuccesso siamo noi».

Tutto il dibattito che si sta sviluppando in queste settimane ruota attorno al fattore costo del lavoro, e a una legge Biagi su cui si polemizza: abolirla, ritoccarla, mantenerla com'è? Faotto ha idee chiare al riguardo: «Il fattore costo del lavoro esiste ed è innegabile. Ma il tempo determinato va utilizzato soprattutto per investire sulle persone: se si lavora bene i risultati devono venire. Quanto alla legge Biagi, va utilizzata come strumento per valorizzare persone e aziende. Più che modificarla, direi che il problema vero è come viene attuata. La si è demonizzata per via del precariato, ma va verificata nel lungo periodo. Tocca a noi imprenditori muoverci: toglierci la giacca, rimboccarci le maniche, e metterci a lavorare senza stare lì a piangerci addosso».

Su queste premesse, si può concludere che il tempo determinato nella Fadalti si è trasformato sempre in certezza di posto di lavoro a tempo indeterminato, riscontrando quindi un impatto sostanzialmente positivo della legge Biagi. Aggiunge Faotto: «La nostra azienda non ha licenziato nessuno, semmai ha riscontrato una libertà del dipendente di cambiare lavoro strada facendo, cogliendo altre opportunità. E tutto questo conferma la scelta di utilizzare il tempo determinato solo come percorso professionalizzante; non abbiamo alcun interesse a creare rapporti precari, perché riteniamo le risorse umane fondamentali per un'azienda; e consideriamo il maturarsi di una libera condizione di rapporto permanente come essenziale per la nostra stessa crescita».

Scelte del genere si rivelano paganti anche all'esterno, e di nuovo si possono portare poche ma significative cifre per documentare l'ultima affermazione di Faotto: nel primo scorcio del 2006, i dati disponibili indicano un aumento del fatturato del 6,5 per cento a gennaio rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, del 18,7 a febbraio, e del 26,7 a marzo. E una recentisisma ricerca effettuata su chi si affida a Fadalti dimostra un'altissima percentuale di fidelizzazione del cliente, superiore addirittura a quella di un mito nel suo campo come la Mercedes. Un dato di cui Faotto va orgoglioso: «Perché significa che siamo affidabili in tutto ciò che proponiamo»."

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