martedì, maggio 30, 2006

Mingardi ci spiega perchè gli elettori della CdL disertano le urne

Questione settentrionale, occupazione manu militari delle maggiori cariche dello Stato, le contraddizioni dell’Unione che già esplodono. Ma perché l’elettorato della Casa delle libertà non è andato a votare, o perlomeno non ci è andato in forze e con la compattezza che tutti si aspettavano?
Probabilmente perché non gli sono arrivati gli stimoli giusti. È vero, lo scontro politico resta fortemente polarizzato. Epperò c’è una differenza immensa fra il Berlusconi che ha praticamente ribaltato l’esito di elezioni che la sinistra da mesi dava per vinte, e quello che in questi ultimi trenta giorni ha gorgheggiato minacce e distillato rabbia. Uno parlava di cose. Con un colpo di coda straordinario, era riuscito a presentarsi ai suoi elettori non come premier uscente ma come leader in pectore dell’opposizione ad un governo ancora da formare. Aveva fatto valere la ragionevole paura di un aumento dell’imposizione fiscale. Aveva parlato di Ici, di Irpef, di Irap, di estimi catastali e rendite finanziarie. L’altro dall’undici aprile è lì che conta i voti persi come fossero biglie. Fa il Don Chisciotte alla volta dei mulini rossi. Ce l’ha non col “vampiro Visco” (per usare una delle più efficaci immagini dei tempi che furono), ma indiscriminatamente coi “comunisti” infiltratisi nelle istituzioni.
Da una parte le tasse, dall’altra le appartenenze. Se la Cdl pensava di portare il suo popolo a disertare il rito della gita fuori porta, giurata nemica della partecipazione elettorale, ha sbagliato i conti. Il suo popolo non pensa se stesso come tale. Non è gente che sente il jingle di “Forza Italia” e dice: questo sono io. Sono invece famiglie e individui per definizione distanti dalla politica, slegati dalle logiche di partito, sensibili alle questioni di portafoglio. Si votava per le amministrative, dove di per sé i gonfaloni contano poco. Sergio Chiamparino, per fare un nome solo, è stato misurato sul metro di quello che ha fatto per la sua città. Lo stesso è avvenuto altrove. Le polemiche artificiosamente attizzate per strappare un voto di cuore si sono rivelate, nella migliore delle ipotesi, ininfluenti. Perché l’Italia è così: vota a destra, e persino con impressionante regolarità. Ma lo fa scaldando le meningi nel calcolo degli interessi. Gli italiani pensano la sinistra dello spettro politico un po’ come vedono la sinistra in autostrada: il luogo verso cui inevitabilmente si deve tendere, al limite andando piano, al limite frenando il traffico. Se si appartiene, è a quella parte che si appartiene. Al di qua del muro, stanno solo i senza patria.
E i senza patria non li raccogli con la fanfara, ma col violino, con la spiegazione meticolosa e accorta di cosa vuoi fare e perché, col ragionamento che andrà sempre a cozzare con le intuizioni più scontate e dunque profonde – perché le nostre intuizioni sono state coltivate per essere sempre d’un segno, sempre d’un colore.
Ieri sul Corriere della sera uno dei più autorevoli candidati a rappresentare il volto della “questione settentrionale”, Giulio Tremonti, sbertucciava la presunta consuetudine di Massimo D’Alema con Kant e con Schmitt. Pareva la caricatura di un dibattito fra Massimo Cacciari e Claudio Magris sui colori della Mitteleuropa. I rilievi dell’ex ministro dell’economia possono sfiorare punti sensibili, ma dove sta la rilevanza politica? La Cdl ha speso un mese ad urlare. Però la voce era quella di Berlusconi, e il grido era violentemente monotono: questi ci hanno sottratto l’osso. Fate caso alle facce degli ex del governo passato, nelle dirette parlamentari, nelle fugaci interviste televisive. Raccontano solo un lutto non elaborato. Quello della privazione del potere, dell’autista, dell’autoblu.
Invece per fare l’opposizione ci vorrebbero determinazione, immaginazione, forza propositiva. Spianino i fucili sotto il naso di Prodi e Padoa Schioppa. Volete portare i vostri militanti in piazza? E allora date loro una ragione decente per sacrificarvi il loro tempo e la loro fiducia. Non potete pensare che spuntino come funghi banchetti e sit-in per contrastare nomine del resto già ampiamente metabolizzate dall’opinione pubblica. Parlate di tasse. Giocatevi un’opposizione tosta, a muso duro, ma giocatevela su un’idea.
Per chiedere così un voto di bandiera a chi la vostra bandiera non la sente sua, tanto valeva lasciar parlare i candidati. Fare filtrare la melodia dei programmi. Essere diversi almeno lì. Non arrabbiatevi perché i vostri non votano. Almeno non prima di avergli dato un buon motivo per farlo.

Alberto Mingardi

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

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