mercoledì, maggio 31, 2006

Veneto roccaforte del centro-destra

Dalla Lombardia al Veneto il Nord conferma alle Amministrative il risultato delle Politiche. Il centrodestra tiene nonostante il temuto effetto Prodi al governo, e a Nordest, con un exploit della Cdl alle Provinciali di Treviso, consolida ulteriormente le posizioni e, messe in soffitta le beghe condominiali tra alleati, dà prova di una compattezza insospettabile.
Al Nord l'Unione vince solo a Torino con il sindaco uscente Chiamparino, grazie a un avversario come Buttiglione che i piemontesi vedono come i cavoli a merenda. Letizia Moratti vince di misura al primo turno a Milano, ma è già molto che non sia stata costretta al ballottaggio dall'ex prefetto Ferrante. E Silvio Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo, confortato dall'esito del voto nel capoluogo della Marca, dove Leonardo Muraro, l'uomo che ha sostituito Luca Zaia alla presidenza della Provincia, ha ottenuto il 57,6\% delle preferenze stracciando il candidato del centrosinistra Lorenzo Biagi (30,7\%). Una vittoria ancora più significativa se si considera la bassissima affluenza alle urne registrata in tutto il Veneto (a Treviso 66,1\% contro l'81,7\% del 2001)e che in genere favorisce il centrosinistra. A Treviso si è dimostrato quanto sia difficile battere un Polo compatto in cui la Lega fa, come era prevedibile, la sua parte, ma dove la lista dell'attuale vicepresidente della Regione Luca Zaia ottiene più voti della Lega Nord. A conferma che nelle consultazioni locali più dei partiti contano gli uomini, e più delle parole i fatti. Per Muraro, politico stimato ma che è luce riflessa di Zaia, è stato un gioco da ragazzi imporsi con quel distacco. Un'affermazione della Lega e della Cdl che sarebbe stata ancor più marcata se a sottrarre quasi l'11 per cento dei voti al centrodestra non fosse stato Giorgio Panto con il suo PNE. Morale: a Treviso ma anche in buona parte del Veneto e dell'intero Nordest non ci sono margini di manovra per chi coltiva il sogno di un "grande centro" per resuscitare la vecchia dicì, magari attraverso qualche inciucio con il centro del centrosinistra. Là dove osano gli imprenditori del Nordest, come insegna la recente rivolta di Vicenza, non ci sono alchimie filo centriste o catto-comuniste, direbbe il Cavaliere, che tengono. Là dove si lavora e si chiede di poter lavorare liberamente come in tutte le economie di mercato, prevale la linea del "fare" propugnata non dai fighetta dell'imprenditoria ma dai capitani d'industria poco azzimati e molto ruspanti che non si perdono in ciance e non frequentano salotti, associazioni e consorterie varie, ma vanno subito al sodo in nome del profitto e degli affari. Penso per esempio a Remo Mosole che a 70 anni suonati, là dove c'era una discarica-palude, ha aperto a Lovadina di Spresiano un centro sportivo sulle sponde di un lago artificiale e ora anche il Royal Tai, megastruttura orientaleggiante per il relax di imprenditori che dopo aver sgobbato tutto il giorno potranno farsi massaggiare da uno sciame di geishe tailandesi.
È questo il Nordest pragmatico e innovativo allergico alle elucubrazioni e ai massimi sistemi della politica e favorevole alla politica, di destra o di sinistra poco importa, cui non si debba chiedere mai aiuto ma che abbia almeno la decenza di non infilare troppo disinvoltamente i bastoni nelle ruote dello sviluppo.
Forse non a caso a Belluno la Cdl (senza Udc) ieri era in testa con il suo candidato, l'alpino presidente degli industriali Cesare Bortoluzzi, mentre a Rovigo il sindaco uscente, il forzista Paolo Avezzù, sta tenendo botta. E l'Unione sa che in questo Nordest, che è il Nordest di sempre, non basta l'effetto Prodi per lasciare il segno. Servono gli effetti speciali.
(Fonte: Il Gazzettino)

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