sabato, giugno 24, 2006

Al Referendum Panebianco Vota Sì


Per decidere come comportarsi nel referendum costituzionale del 25 giugno credo si debbano immaginare gli scenari che discenderebbero, rispettivamente, da una vittoria del sì e da una vittoria del no. Pensiamo a che cosa accadrebbe se vincesse il sì. Le parti più importanti della riforma entrerebbero in vigore solo neI 2011. Ci sarebbe il tempo per intervenire sugli aspetti più insoddisfacenti del testo: in particolare, per modificare composizione e prerogative del Senato (così come è congegnato è il principale punto debole della riforma). Si noti che molti esponenti del centrodestra si sono dichiarati consapevoli della necessità di apportare modifiche su questo e altri punti. In caso di vittoria del sì, si aprirebbe dunque lo spazio (con cinque anni di tempo per raggiungere un accordo) per una trattativa fra centrosinistra e centrodestra al fine di migliorare il testo. Una volta fatto ciò avremo finalmente la riforma costituzionale vanamente inseguita per un quarto di secolo. Avremo un nuovo ordinamento caratterizzato da un premier forte, dalla fine del bicameralismo perfetto (due Camere con uguali poteri, causa di tante inefficienze), una drastica riduzione del numero dei parlamentari e una correzione abbastanza ragionevole (per lo più, in senso centralista) della pessima devolution (la riforma del titolo V) voluta dal centrosinistra nel 2001.

Immaginiamo ora che cosa accadrebbe se prevalesse il no. Accadrebbe che la Costituzione tornerebbe ad essere immodificabile per parecchi decenni a venire. È il vero punto debole del manifesto dei «riformatori per il no», lanciato da due costituzionalisti di cui chi scrive ha grande stima, Augusto Barbera e Stefano Ceccanti. Molte idee contenute nel manifesto, sia sui gravi difetti della Costituzione vigente sia su quelli del testo varato dal centrodestra, sono, almeno per chi scrive, condivisibili. Ciò che non è condivisibile è la conclusione, la tesi secondo cui, in caso di vittoria del no, ci sarebbe ancora lo spazio per riprendere a breve termine la strada della riforma costituzionale.

Non e così. Per almeno tre ragioni. In primo luogo, perché, come dimostrano gli argomenti usati dai promotori del referendum, è tuttora molto forte in questo Paese l'area dei conservatori costituzionali ad oltranza, persone che (legittimamente) ritengono la Costituzione vigente la migliore delle Costituzioni possibili e che, per difenderla, non hanno neppure esitato a rispolverare l'ideologia resistenziale (sembra, ad esempio, che per costoro il premierato sia una specie di tradimento dei valori resistenziali, l'apertura delle porte al fascismo, eccetera). In caso di vittoria del no, essi si appellerebbero legittimamente al responso degli italiani per bloccare ogni nuova ipotesi di riforma.

La seconda ragione e che nella maggioranza di centrosinistra ci sono molti gruppi contrarissimi al premierato e questi gruppi farebbero valere il ruolo ehe svolgono ai fini della stabilità del governo per bloccare nuovi tentativi di riforma. Da ultimo, non sarebbe più possibile nè togliere al Senato il potere di conferire la fiducia al governo nè ridurre il numero dei parlamentari. I senatori, e i parlamentari in genere, lo impedirebbero. Se queste misure sono passate con la riforma del centrodestra ciò è accaduto per una specie di miracolo, probabilmente perche molti parlamentari del centrodestra non credevano in cuor loro che la riforma sarebbe davvero andata in porto. E’ difficile che i miracoli si ripetano due volte.

Due parole, infine, sulla devolution. Premesso che chi scrive trova comunque insoddisfacente qualunque intervento in questo campo che eluda gli aspetti fiscali, resta che, se si confrontano i due testi, il titolo V riformato dal centrosinistra oggi in vigore e il testo della riforma, si scopre che la devolution 1 (la riforma del centrosinistra) è assai più confusa e pasticciata della devolution 2 (quella del centrodestra). Quest'ultima, per lo meno, definisce meglio le competenze esclusive delle Regioni e ricentralizza (reintroducendo il principio dell'interesse nazionale) materie che, insensatamente, il centrosinistra aveva attribuito alla competenza congiunta di Regioni e Stato. Per queste ragioni, chi scrive voterà sì.

Angelo Panebianco
Corriere della Sera

giovedì, giugno 22, 2006

Ci vogliono editorialisti autenticamente liberali nei giornali di cdx

Sto lentamente completando l'ascolto degli interventi di Sestri grazie alle registrazioni di radio radicale.
Mi voglio soffermare su una particolarità che mi ha colpito (probabilmente perchè non faccio parte il mondo del giornalismo).
Sia Adriano Teso che Arturo Diaconale hanno sottolineato come in Italia manchi una cultura liberale e che causa di questo deficit siano anche i giornali vicini al centro-destra. Questi ultimi, infatti, il più delle volte nell'assumere un giornalista tra un rifondarolo e un liberale optano, paradossalmente e masocchisticamente, per il primo invece che per il secondo.
E' quindi evidente come non solo le TV di Berlusconi ma anche i suoi giornali remino contro ai suoi progetti politici.
Diaconale ha detto bene: nel centro-destra manca una cultura liberale e i giornali hanno una funzione tutt'altro che irrilevante nel diffondere tale cultura nella società e nella classe dirigente e politica italiana.
Dal momento che su questo caso era stato esplicitamente citato Il Giornale e che il suo vicedirettore presente al convegno non nascondeva il problema, quali contromisure si possono prendere nell'immediatezza?
Io umilmente proporrei di agire sugli editorialisti, chiamando a collaborare qualche intellettuale autenticamente liberale. Dico solo un nome: Raimondo Cubeddu.
Dico lui perchè si ha la certezza che non sia statalista e, visti gli ambienti culturali che frequenta, che non sia uno di quei liberal-chic (una evoluzione dei radical-chic) alla Giavazzi che tanto vanno di moda in questi tempi.
Rimanendo sul Il Giornale mi preme far presente l'opinione di un lettore/elettore: se leggo un articolo/editoriale firmato da un parlamentare di FI l'effetto (anche se avesse lo stesso contenuto) è ben diverso da uno firmato da un opinionista, ancorchè di ideali vicini al centro-destra, senza tessera di partito in tasca. Con questo non voglio dire che gli editorialisti con tessera siano la maggioranza, non si può però negare che ci siano. Di intellettuali di qualità vicini al centro-destra ce ne sono diversi, basta dare un occhio nei comitati scentifici di Think-Tank vicini alla CdL per accorgersene. Quindi, a mio modico parere, se si vuole fare diventare Il Giornale un quotidiano autorevole, se si vuole insomma fare, come dicono quelli de Il Domenicale, una Repubblica di destra questo deve essere un passaggio da affrontare.

martedì, giugno 20, 2006

Right Nation sul territorio: diamo vita ai Circoli Ideazione!

Premessa: a Sestri purtroppo non c'ero, mi sto ascoltando le varie relazioni su radio radicale ma non ho ancora finito, quindi se dico cose che sono già state dette mi scuso in anticipo.

A Sestri per quanto ne ho capito si è parlato di internet, informazione e in generale di fare network tra le varie realtà lib-con.
Come tutti avranno notato nelle ultime elezioni (in particolare quelle amministrative) non è stata solo un'informazione corretta a mancare ma anche, e forse soprattutto, la presenza sul territorio.
Non sto parlando solo della presenza partitica ma anche e soprattutto di una società civile organizzata che abbia fatto sentire la sua voce.

Tocque-ville è un aggregatore di blog liberali (liberisti e libertari) riformatori, conservatori, neo-conservatori e, in misura minore, riformisti. Si è da poco superata quota 900, novecento persone, per lo più giovani, menti pensanti (molti di loro sicuramente più competenti di non pochi politici e giornalisti professionisti), appassionati principalmente di politica (interna ed estera) ed economia, di rado iscritti a partiti e accomunati tutti da un unico amore: la libertà!

E' ora di scendere in campo, di non limitarsi a stare davanti ad un computer.
900 persone possono costituire il capitale umano, almeno iniziale, per la creazione, in giro per l'Italia di circoli politico-culturali della right nation italiana.

Esempi di circoli legati a riviste e/o fondazioni ce ne sono diversi, penso ai Club Liberal, ai Circoli Area, ai Club Limes, ai Circoli MicoMega ecc... la costituzione di Circoli Ideazione non sarebbe una cosa così impossibile.
Si potrebbe cominciare dalle grandi città come Roma e Milano dove sono presenti già un numero sufficiente di tocquevelliani e poi se l'esperimento riesce il progetto si andrebbe sviluppando ad effetto domino (si fa per dire) per tutto il territorio nazionale raccogliendo non solo bloggers e non solo lettori di Ideazione ma molti di quel 50% degli italiani, meglio se giovani con voglia di fare, che ha votato CdL alle scorse elezioni e che, seppur non interessata ad aver la tessera di partito in tasca, ha voglia di far qualcosa di più che mettere una semplice X su una scheda elettorale.

Tutto ciò non comporterebbe ovviamente l'abolizione di Tocque-ville, anzi essa svolgerebbe ancor più l'essenziale funzione di network.
Per tutto il resto leggete qui

martedì, giugno 13, 2006

Prima condanna italiana per diffamazione via Blog

INTERNET: PRIMA CONDANNA ITALIANA PER DIFFAMAZIONE VIA BLOG
(AGI) - Torino, 27 mag. - Prima condanna italiana per diffamazione via Blog. E' quella decisa dal tribunale di Aosta, (giudice, Eugenio Gramola, pubblica accusa, Stefania Cugge 'caso Cogne') nei confronti di un giornalista pubblicista, Roberto Mancini, ex vicepresidente dell'Ordine dei Giornalisti della Valle d'Aosta accusato di diffamazione per i testi apparsi su un blog attivo da poco piu' di un anno. Il blog (www.ilbolscevicostanco.blogspot.com) ha fatto registrare in 15 mesi oltre 85.000 contatti. Mancini, chiamato davanti al giudice da alcuni giornalisti che avevano esposto querela per diffamazione contro ignoti non ha saputo negare la sua estraneita' al blog e sopratuttto all'autore, il sedicente generale Zucov. L'avvocato di Mancini ha annunciato che presentera' ricorso.

(AGI) Cli/Vai 271709 MAG 06 Apc-INTERNET/ GIORNALISTA CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE TRAMITE BLOG Aosta, 26 mag. (Apcom) - Roberto Mancini, 49 anni, giornalista pubblicista di Aosta è stato condannato dal giudice monocratico Eugenio Gramola al pagamento di una multa di 3mila euro, delle spese processuali e legali e ad una previsionale di 1.500 euro per ognuna delle parti querelanti per l'accusa di diffamazione a mezzo blog. Mancini è stato infatti considerato come responsabile del blog anonimo www.ilbolscevicostanco.blogspot.com che dal febbraio 2005, con il nick di "Generale Zhukov" critica prevalentemente l'attività di politici e giornalisti valdostani e che ha recentemente superato gli 80mila accessi totali. Oggi si è tenuta l'udienza del procedimento nato dopo che, nel novembre del 2005, erano state presentate alla Procura di Aosta quattro denunce per diffamazione firmate da giornalisti e da un gestore di siti web. La difesa, rappresentata dall'avvocato Katia Malavenda di Milano, legale di fiducia dei giornalisti del "Corriere della Sera", ha annunciato il ricorso in appello: «bisognerebbe capire su che basi Mancini è stato giudicato essere "Zhukov" - ha spiegato alla fine dell'udienza - e questo lo leggeremo nelle motivazioni che avremo entro quindici giorni. La mia esperienza nel settore specifico, evidenzia che, di norma, le cause di diffamazione partono da multe di cinquemila euro, con risarcimenti molto più alti. E' chiaro che il giudice ha ritenuto minimi i contenuti diffamatori attribuibili al mio cliente«. Nel corso dell'indagine, coordinata dal pubblico ministero aostano Stefania Cugge, a Mancini erano stati sequestrati il suo computer personale oltre a vario materiale che gli inquirenti ritengono riconducibile alla redazione del blog e documenti riguardanti alcuni iscritti all'Ordine valdostano dei giornalisti, di cui Mancini era stato vicepresidente.

VdA GIORNALISTI: CONDANNATO R. MANCINI PER DIFFAMAZIONE CON BLOG ACCOLTE RICHIESTE DEL PM, 3.000 EURO PIU' RISARCIMENTO PARTI (ANSA) - AOSTA, 26 MAG - Il giudice monocratico Eugenio Gramola, accogliendo le richieste del pm Stefania Cugge, ha condannato il giornalista-pubblicista Roberto Mancini, di Aosta, accusato di diffamazione in merito ai contenuti del blog 'Il bolscevico stanco'. L' ex vice presidente dell' Ordine dei Giornalisti dovra' pagare 3000 euro piu' le spese processuali e legali. Inoltre il giudice ha stabilito una previsionale di 1.500 euro per ognuna delle tre parti che si sono costituite. La difesa di Mancini ha annunciato ricorso. L' inchiesta e' stata avviata dalla Polizia Postale di Aosta dopo che quattro giornalisti avevano depositato altrettanti esposti contro l' anonimo autore del blog perche' si erano ritenuti diffamati. Nel corso dell' indagine, coordinata dal pm Stefania Cugge, nei locali nella disponibilita' di Mancini, sono stati sequestrati un computer, materiale vario riconducibile al blog e documenti riguardanti alcuni iscritti all' Ordine dei Giornalisti. Il sito, a meta' febbraio, come riportato dal blog, aveva registrato piu' di 55.000 contatti.

lunedì, giugno 12, 2006

Anch'io sto con le Forze Armate


Anch'io come 2Twins sto con le Forze Armate, forza di Pace e di Libertà!
Siamo con voi ragazzi!

giovedì, giugno 01, 2006

Houston la CdL ha un problema

Houston la CdL ha un problema. Alcuni consigli da prendere in considerazione li danno Christian Rocca Qui e Qui, e Paolo Della Sala Qui e Qui.
Leggeteli e riflettete