giovedì, giugno 22, 2006

Ci vogliono editorialisti autenticamente liberali nei giornali di cdx

Sto lentamente completando l'ascolto degli interventi di Sestri grazie alle registrazioni di radio radicale.
Mi voglio soffermare su una particolarità che mi ha colpito (probabilmente perchè non faccio parte il mondo del giornalismo).
Sia Adriano Teso che Arturo Diaconale hanno sottolineato come in Italia manchi una cultura liberale e che causa di questo deficit siano anche i giornali vicini al centro-destra. Questi ultimi, infatti, il più delle volte nell'assumere un giornalista tra un rifondarolo e un liberale optano, paradossalmente e masocchisticamente, per il primo invece che per il secondo.
E' quindi evidente come non solo le TV di Berlusconi ma anche i suoi giornali remino contro ai suoi progetti politici.
Diaconale ha detto bene: nel centro-destra manca una cultura liberale e i giornali hanno una funzione tutt'altro che irrilevante nel diffondere tale cultura nella società e nella classe dirigente e politica italiana.
Dal momento che su questo caso era stato esplicitamente citato Il Giornale e che il suo vicedirettore presente al convegno non nascondeva il problema, quali contromisure si possono prendere nell'immediatezza?
Io umilmente proporrei di agire sugli editorialisti, chiamando a collaborare qualche intellettuale autenticamente liberale. Dico solo un nome: Raimondo Cubeddu.
Dico lui perchè si ha la certezza che non sia statalista e, visti gli ambienti culturali che frequenta, che non sia uno di quei liberal-chic (una evoluzione dei radical-chic) alla Giavazzi che tanto vanno di moda in questi tempi.
Rimanendo sul Il Giornale mi preme far presente l'opinione di un lettore/elettore: se leggo un articolo/editoriale firmato da un parlamentare di FI l'effetto (anche se avesse lo stesso contenuto) è ben diverso da uno firmato da un opinionista, ancorchè di ideali vicini al centro-destra, senza tessera di partito in tasca. Con questo non voglio dire che gli editorialisti con tessera siano la maggioranza, non si può però negare che ci siano. Di intellettuali di qualità vicini al centro-destra ce ne sono diversi, basta dare un occhio nei comitati scentifici di Think-Tank vicini alla CdL per accorgersene. Quindi, a mio modico parere, se si vuole fare diventare Il Giornale un quotidiano autorevole, se si vuole insomma fare, come dicono quelli de Il Domenicale, una Repubblica di destra questo deve essere un passaggio da affrontare.

3 Comments:

Anonymous Mario Sechi said...

Letto, ma il problema, credimi, non è quello degli editorialisti dei giornali dell'area del centrodestra, anzi.Il problema è ben più serio e non riducibile a un paio di penne: la Cdl per cinque anni ha governato senza avere un progetto culturale. E così la Rai (la più grande azienda culturale del Paese) è rimasta quel che era e tranne qualche caso rarissimo (vedi Magna Carta) non si è dato vita a una rete di think tank e istituzioni liberali. Non si è neppure tentato di scalfire l'egemonia culturale (leggi "potere") della sinistra.
Su questo tema, se avrai pazienza, leggerai un mio pezzo sul prossimo numero di Ideazione.
Ciao
Mario Sechi

5:48 AM  
Blogger Tudap said...

Grazie per la risposta, aspetterò di leggere il tuo articolo.
Mi rendo conto che il problema è più grande e complesso, è però anche vero che quello dei quotidiani è una parte del progetto culturale a cui ti riferisci. Quindi perchè non iniziare da loro? Cmq continuo a sostenere che Cubbedu sarebbe un buon acquisto

9:44 AM  
Blogger Paolo di Lautréamont said...

Non solo Cubeddu, fra l'altro...
Tudap: mandami la mail

5:44 AM  

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