martedì, settembre 26, 2006

Oltre ai Politici si formino anche i "Produttori di Idee"!

La Fondazione Magna Carta ha da poco concluso la prima edizione della Summer School creata con lo scopo di contribuire alla formazione di una nuova classe politica dirigente.

E' risaputo che all'interno delle Università italiane la cultura dominante è quella de sinistra, statalista ed antiamericana, mi domandavo quindi perchè non fare una cosa simile a quanto fatto dalla FMC con lo scopo non tanto di formare i giovani politici (a quello dovrebbero pensarci i partiti!) quanto di formare giovani ricercatori di scienze sociali non allineati al pensiero dominante?
La Fondazione Ideazione (o, visto che si parla tanto di fare squadra, un insieme di fondazioni vicine al cdx) potrebbe organizzare una Scuola Estiva di Alta Formazione riservata appunto a giovani ricercatori, a quei "produttori di idee"di cui il centrodestra ha un disperato bisogno, con lezioni tenute da prestigiosi docenti provenienti da Università e Think-Tanks italiani e stranieri.

Essa potrebbe essere divisa in 4 curriculum di studi:
Studi Strategici e Relazioni Internazionali;
Studi Economico-Sociali;
Studi Storico-Politici;
Studi Filosofico-Politici;

Alcuni degli allievi potrebbero provenire dal vivace gruppo di giovani, se non giovanissimi, studiosi che ha dato vita al blog di studi economici e politici Epistemes.org, gruppo che spero diventi sempre più numeroso... altro che LaVoce.info!

giovedì, settembre 14, 2006

Padova. Immigrato in consiglio comunale. L'ex consigliere di FI Indiano è contrario

Dopo le battaglie in via Anelli, combattute a colpi di bottiglie e di spranghe tra extracomunitari, dopo i diluvi di polemiche scatenati dall'erezione del Muro anti-spaccio per arginare la criminalità nel Bronx di casa nostra, le contraddizioni etnico-sociali di Padova esplodono in una babele di belle parole, ottime intenzioni amministrative e feroci lacerazioni politiche. Tutta colpa di una delibera che apre le porte a un rappresentante delle comunità straniere, con diritto di parola ma non di voto, sia in consiglio che in ciascuna delle commissioni comunali. La giunta del sindaco diessino Flavio Zanonato ha ballato parecchio l'altra notte, mentre il centrodestra ha potuto scatenare un fuoco (verbale) incrociato di accuse di demagogia, neo-schiavismo e colonialismo culturale. Alla fine la maggioranza ha vinto con 21 voti a favore, anche se il consigliere dei Verdi ha votato solo «per rispetto» nei confronti degli immigrati, mentre i socialisti hanno strappato un paio di emendamenti all'assessore Daniela Ruffini di Rifondazione, altrimenti si sarebbero messi di traverso.

Di tutte le reazioni che ho potuto leggere nei quotidiani locali questa mi è sembrata la più significativa:

Surendra Narne. Indiano. Negli anni '70 chissà che faccia dovevano fare i padovani che aprivano la porta dell'ambulatorio e si trovavano di fronte lui. Eppure ha fatto tutto da solo. È arrivato nel '57, non sapeva l'italiano. Ha studiato Medicina e intanto guidava i camion e dava ripetizione di inglese. Nel '91 era il primo primario extracomunitario dell'ospedale, specializzato in Otorinolaringoiatria. È stato consigliere comunale di Forza Italia fino al 2004, nell'amministrazione di Giustina Destro.
Professore, che ne pensa della delibera votata martedì sera?
«Non serve a niente e prende in giro gli extracomunitari. È come se dessero loro uno zuccherino. A che serve uno che parla e poi non può votare? E poi come verranno scelti? Mi pare che stiamo creando solo una moda».
Ma la Giunta la vede come uno dei primi passi per avvicinare gli immigrati alla condivisione dei problemi della città...
«È la cavolata più grande che esista. Prima di tutto non si dà una rappresentanza gratuita, e poi gli immigrati non ne hanno bisogno. Piuttosto quelli che sono in Italia lavorino e maturino i propri diritti e quando li avranno che i partiti li mettano dentro le loro liste e che siano votati come gli altri. Tanto, se sei onesto e serio la gente ti vuole bene e ti vota indipendentemente da dove vieni. Questa è la strada».
Viceversa...
«Non vorrei che facessimo credere agli immigrati che per loro ci sono regole diverse. Mi pare totalmente controproducente. Anche loro devono essere valutati dalla gente, come tutti, e non messi in consiglio comunale dall'alto. Integrazione è consentire di partecipare alle nostre regole. Se poi in Consiglio li collocano i partiti è ancora peggio, arrivano già lottizzati».
Insomma integrazione è adattarsi?
«Certo. Un deputato pakistano eletto in Inghilterra pochi giorni fa ha detto ai suoi: se non volete vivere secondo le regole di qui andate a casa. Lei pensa, ad esempio, che se andasse in qualche Paese islamico le lascerebbero costruire una moschea?»
Non lo so, lei che ne dice?
«Ci direbbero senza dubbio di no. Qui invece noi le promuoviamo come stiamo facendo in via Anelli. Di questo passo andiamo verso un'anarchia totale».
Professore lei di recente è andato in pensione. Ora che cosa fa?
«Faccio il consulente gratuito in ospedale. Aiuto i miei collaboratori quando ne hanno bisogno».

mercoledì, settembre 13, 2006

Una Rivista per una nuova Europa, per un'Europa Right

Europa: dapprima vi fu il conservatorismo inglese di Margaret Thatcher, seguirono Forza Italia di Berlusconi in Italia e il Partito Popolare di Aznar in Spagna. Ora abbiamo la CDU della Merkel (limitata dall'alleanza con i socialisti dell'SPD) in Germania mentre in Francia e in Gran Bretagna si stanno preparando Sarzoky con il suo UMP e Cameron e il suo Conservative Party.
In Italia si fa notare la volonta di Fini di rinnovare la destra italiana e di portare AN nel PPE. Significativa anche la battaglia culturale in difesa dell'Occidente di Marcello Pera e Gaetano Quagliariello con la loro Fondazione Magna Carta e la sfida per portare in Italia la tradizione del conservatorismo liberale anglosassone.

E' quindi di tutta evidenza che in Europa una Right Nation esiste e Pierluigi Mennitti ce lo dimostra chiaramente con questo articolo.

Lo scopo di questo post è una proposta (strano che non mi faccia mai i cazzi miei :-)):
Secondo Angelo Crespi direttore de Il Domenicale i think tank in Italia sono pochi, con pochi soldi, e poco ascoltati dai politici, le riviste invece anche se più numerose rappresentano più correnti di partiti che altro, tranne poche eccezioni.

In Italia ci sono due grandi riviste di riferimento per la Right Nation italiana: Ideazione (cultura politica) e Liberal (l'incontro liberale tra laici e cattolici), ce ne starebbe bene una terza di respiro europeo. Essa potrebbe essere promossa dalla Fondazione Magna Carta e potrebbe nascere proprio dall'Appello per l'Occidente. Al suo interno i più autorevoli esponenti europei del mondo della politica, dell'economia e della cultura potrebbero liberamente confrontarsi e dibattere sul futuro dell'Europa. Una rivista bimestrale o trimestrale fondata e diretta da Marcello Pera e Gaetano Quagliariello affiancati da un autorevole comitato scientifico internazionale che provi a disegnare una nuova Europa, un'Europa Right!

P.S. La Fondazione Magna Carta ha da poco terminato la Summer School (da leggere l'articolo di Mario Sechi) e annuncia che l'esperienza verrà ripetuta anche l'estate prossima.
Personalmente penso che non sarebbe cattiva cosa se venisse aperta anche una Winter School, come d'altrone già fa la Fondazione D'alemiana Italianieuropei, anche considerado il fatto che quanto a formazione il centrodestra è particolarmente indietro.

martedì, settembre 12, 2006

Candidiamo Fede alle europee e rifondiamo Rete 4!

L'altro giorno scrissi un post con il quale rilanciavo un idea cmq non mia cioè quella di creare una radio autorevole che possa essere il riferimento della right nation italiana. Ci furono molte risposte positive e sinceramente spero vivamente che questa radio libera alla fine si faccia!

Dissi anche che per il momento occuparsi di televisone sarebbe stato troppo complicato.
Al momento. Infatti la TV potrebbe essere la seconda tappa.
Dapprima si pottrebbe fondare la radio, coinvolgendo magari anche Giuliano Ferrara (il motivo ve lo spiega Giovanni Orsina con questo articolo) dopo di che se l'esperimento funziona si potrebbe passare alla Tv. Non sono così folle da proporre la creazione di un nuovo canale televisvo, puttosto proporrei di ripensare ciò di cui già si dispone.
Sto parlando di Rete 4 ovviamente. Il momento ideale potrebbe essere il 2009 quando ci saranno le elezioni europee, e a quelle elezioni Emilio Fede verrà costretto anche con l'uso della forza :-) a candidasi.
Una volta toltosi dalle palle quell'incapace lecca piedi di Fede si potrà iniziare a ragionare.
L'obbiettivo sarà lo stesso della Radio, cioè quello di fare una rete right. Anche qui vorrei sottolineare come non si debba puntare a fare una Tv di partito, insomma si guardi a Ferrara e ci si dimentichi di Fede.
Un canale che per esempio trasmetta film e telefilm, rigorosamente lib-con, che in america
hanno spopolato (sul punto si legga anche l'articolo di Ideazione maggio-giugno "Conservatori a Hollywood" di Brian C. Anderson), che faccia contro-informazione attraverso TG e talk-shows fatti in modo serio (cioè non come fa Fede). Programmi di storia, scienza e cultura che offrano un punto di vista alternativo rispetto a quello che ci viene quotidianemente propinato dal mainstream media italiano.
E se il 12 Settembre Ballarò trasmetterà il film/documentario di Michael Moore Fahrenheit 9/11, sarebbe bello se Rete 4 mandasse in onda Obsession. E se Report se la prende con l'IMT di Lucca, Rete 4 faccia una trasmissione simile che metta per esempio in evidenza i rapporti poco chiari tra coop e amministrazioni rosse.
L'antiamericanismo e l'antisemtismo dilaga nelle TV italiane? si faccia un programma tipo Neoamericani.
Insomma si provi a creare un'alternativa, ma per cortesia lo si faccia seriamente e con professionalità perchè di Fede non ne possiamo più!

P.S. qualche tempo fa era nato un dibattito sulla cultura di destra. Alberto Mingardi srisse su Libero: "La cultura di centro-destra non la si fa con Berlusconi, anzi: se non contro la si fa comunque lontano da lui".
Mingardi si riferiva a Silvio Berlusconi e non penso si sbagliasse. Però ci sono altri membri della famiglia Berlusconi che potrebbero partecipare alla costituzione di una right nation culturale italiana. Sto parlando di Veronica Lario moglie di S.B. editrice de Il Foglio e appassionata di filosofia e Barbara Berlusconi, figlia di S.B., iscritta al terzo anno di filosofia all'università del San Raffaele, e da 3 anni consigliere di amministrazione Fininvest, degna di nota perchè ebbe il coraggio di attacare il potente Maurizio Costanzo (qui per saperne di più).

lunedì, settembre 11, 2006

I think-tanks allevino i giovani ricercatori!

Premessa: non ho mai lavorato in un think-tank quindi quello che segue va preso con le pinze.

In questo periodo si parla tanto della necessità per il centrodestra di formare una nuova classe dirigente politica.
Ma a mio parere nel cdx non vi è solo un deficit di classe politica ove si è investito poco niente ma anche di nuove generazioni di "produttori di idee".
E se la Fondazione Magna Carta ha organizzato una Summer School (mi aspetto anche una Winter School... come d'altronde già fanno gli avversari della Fondazione Italianieuropei) ove formare la futura classe politica di cdx, la Fondazione Ideazione potrebbe invece investire sulle nuove generazioni di produttori di idee. Se non ricordo male nell'ultimo numero di Ideazione si era parlato della necessità per la Right Nation culturale di diversificarsi.
Investire sui produttori di idee dicevo. E' risaputo che i think-tank italiani non brillano quanto a fondi e quindi è difficile fare come in USA dove giovani ricercatori vengono assunti da ricchi think-tanks per produrre appunto nuove idee.
La Fondazione Ideazione potrebbe "allevare" un gruppo di giovani ricercatori (undrer 35) che svolgono già attività di ricerca all'interno delle università (e quindi presumibilmente già stipendiati) e farli partecipare a seminari, tavole rotonde, progetti di ricerca ecc.. distinti per aree di studio.
Lo scopo di questo progetto dovrebbe essere in anzi tutto quello di mettere insieme i molti giovani brillanti di ideali lib-con che sparsi per l'Italia non hanno modo, anche per mancanza di stimoli (considerando anche l'orientamento politico di buona parte dei professori universitari italiani), di utilizzare appieno le proprie potenzialità e di poter dare un contributo significativo a livello di nuove idee. Non penso ci sia miglior stimolo alla ricerca di nuove idee e soluzioni che un continuo confronto con coetanei (di pari intelligenza) ma anche con maestri di maggiore esperienza. Un esempio a cui parzialmente ispirasi potrebbero forse essere gli Aspen Junior Fellows dell'Aspen Institute Italia diretti dall'ex ministro Lucio Stanca.

P.S. Mi auguro che la FMC crei un associazione degli ex allievi per mezzo della quale tenere continui contatti con coloro che hanno partecipato alla summer school da essa organizzato.

sabato, settembre 09, 2006

Il debito formativo del centrodestra

Da leggere questo interessante editoriale de Il Domenicale di Angelo Crespi. Esso si inserisce a pieno titolo nel dibattito che già da un'pò oramai ha invaso al città dei liberi:

Se non c’è cosa peggiore di una battaglia di retroguardia, quella che il Centrodestra si appresta a combattere sul campo della cultura e della formazione lo è in modo tragico. Fa un certo effetto sentire che Gianfranco Fini stia lavorando a una fondazione perché «per fare emergere una nuova classe dirigente più appropriata alle nuove sfide culturali» c’è bisogno di una «nuova fucina di idee». Fa un certo effetto scoprire che al terzo mandato in Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pur inserito nel vasto mondo ciellino da sempre attento alla formazione, stia aprendo una scuola di politica. Solo ora, verrebbe da dire. La disattenzione mostrata dal Centrodestra nei confronti della cultura e della formazione durante i cinque anni di governo assume a posteriori tratti masochistici. Certo, le scusanti esistono. Quando si era al governo bisognava governare. Bisognava prestare attenzione a settori ben più redditizi di quanto non sia la cultura. E poi c’era il consenso che pareva illimitato e sufficiente per portare a compimento la “rivoluzione liberale”, imperativo su cui si era costruita la vittoria nel 2001. A nulla erano serviti i campanelli d’allarme: non si era badato al substrato culturale, tanto necessario alla politica, neppure quando una riforma apparentemente impossibile da non condividere, il taglio delle tasse, era stata apertamente contrastata da più della metà del Paese che per stolida acquiescenza verso un’ideologia preferisce pagare di più, mantenere uno Stato abnorme e sprecone, cedere la propria libertà nelle mani della burocrazia. Altrettanta poca considerazione il Centrodestra ha mostrato nei confronti della questione “valori” strettamente collegata a quella culturale: l’astensione al referendum sulla procreazione medicalmente assistita, come tra i pochi ha compreso Giuliano Ferrara, dimostrava che due terzi degli italiani si ritrovavano, in merito a decisioni determinanti sulla vita, su un terreno comune. Come trasformare questa vasta e confusa idealità in voti era compito non facile della politica, ma l’esperienza della seconda campagna elettorale di Bush improntata sui valori forniva, mutatis mutandis, un precedente incoraggiante.Istituzionalizzare un movimentoDi fatto al Centrodestra è mancata una qualsiasi forma di elaborazione politica che potesse trasformare un’ampia e frastagliata compagine politica – che va dalle tensioni secessionistiche della Lega, al riformismo socialista, passando per il tradizionalismo della Destra sociale, le pulsioni conservatrici di An, quelle liberali di una parte di Forza Italia, il progetto centrista dell’Udc – in un vero polo politico unitario. Un polo che potesse riaggregare quel blocco sociale cattolico, liberale, riformista che di fatto aveva governato l’Italia per un cinquantennio. Un polo che rappresentasse definitivamente le forze innovative, produttive, riformatrici del Paese. E ciò non è velleitarismo politico. La leadership di Berlusconi aveva già dimostrato due volte come unire e tenere unito il consenso. Ma come esemplificano gli studi sociologici, non si può pensare che alla fase movimentista non subentri una fase di istituzionalizzazione. E la fase di istituzionalizzazione non può che passare dalla formazione, soprattutto dalla formazione di una giovane nuova classe dirigente che in una decina di anni, introiettando i valori e i riferimenti culturali del movimento, sia fedelmente pronta a spenderli e sostenerli, perinde ac cadaver, a tutti i livelli e in tutte le condizioni. Ora sembra tragico che l’istituzionalizzazione di una grande forza politica che anche nelle recenti elezioni perse ha denotato, grazie al proprio leader, insospettata vitalità movimentista, venga progettata quando non si è più al governo. Quando non si è più al governo mancano le risorse, manca la possibilità di provare subito sul campo i propri dirigenti. Si rischia di condurre una battaglia di retroguardia, proprio perché la cultura viene considerata come una forma residuale dell’attività politica da tener in conto solo quando si è nell’impossibilità di partecipare ad altre e ben più remunerative spartizioni di posti e prebende. Inoltre è mancata la lungimiranza di mantenere e proteggere avamposti nei territori strategici (cultura, informazione, formazione) fondamentali perché le successive battaglie all’opposizione non fossero solo di ripiegamento. Anzi le poche avanguardie di Centrodestra stanno già per essere spazzate vie da uno spoils system metodico della sinistra che non fa prigionieri, come racconta l’articolo di pagina 2. E anche nei territori amici non si vedono teste di ponte culturali strategiche per la riscossa, a meno che non si voglia far passare Lucignolo per cultura televisiva liberale, Anna La Rosa per una pasionaria di destra, Mondadori per un editore fascista, il Giornale per un think tank neocon.Le riviste di correnteUn piccolo elenco, ovviamente incompleto, delle casematte della cultura di Centrodestra è utile per comprendere meglio il terreno sul quale ci si dovrà muovere. Partiamo da Alleanza Nazionale. Oggi Gianfranco Fini annuncia, come detto, una nuova fondazione. Negli anni di governo la sensibilità del mondo di An verso la cultura è stata tradotta in una serie di piccole riviste, tentativi pur nobili e ben fatti che al massimo sono risultati essere espressione di correnti o di singoli gruppi di interesse: Area per la destra sociale, Charta Minuta di ambiente liberal conservatore ascrivibile ad Adolfo Urso, Percorsi di Gennaro Malgieri, Imperi di Aldo di Lello, La Destra di Fabio Torriero. Più altre pubblicazioni meno legate alla politica come Letteratura e Tradizione, Nova Historica. E infine un paio di think tank come l’Osservatorio parlamentare e la fondazione Ugo Bordoni ispirata da Maurizio Gasparri. Nessuno di questi esperimenti, ci sembra, ma non per colpa degli intellettuali coinvolti, semmai dei politici assenti, è risultato utile per fortificare una nuova cultura del partito. Anzi An ha perso quasi tutti i fondatori della svolta di Fiuggi non espressamente di destra e sull’unico tema valoriale forte per il quale si era battuta in parlamento assumendo posizioni intransigenti, la legge sulla procreazione assistita, ha visto paradossalmente il proprio leader in controtendenza rispetto all’indicazione della base (Fini, lo ricordiamo, si espresse per tre “sì” e un solo “no”). E adesso vediamo la Lega: l’unico tentativo di produrre pensiero, oltre il buon rilancio della Padania, è Terra Insubre: un trimestrale di cultura del territorio e identità che da ormai undici anni si assume l’onere di tradurre in termini alti l’ideologia federalista, localista, secessionista ma che solo oggi arriva anche dal punto di vista grafico a una vera sistemazione. Per quanto ne sappiamo, non è di certo il luogo dove si sono formate o si formano le nuove leve dirigenziali leghiste, un altro partito che ha molte difficoltà in termini di leadership e di ricambio generazionale dopo l’incidente di Bossi. Per quanto concerne l’Udc non sembrano esserci progetti rilevanti, se si esclude la rivista Le Formiche che però rappresenta solo l’ala minoritaria folliniana. Certo, il pensiero cattolico viene difeso da ben altre istituzioni che da quelle politiche, ma la sua specificazione per essere funzionale a un partito di centrodestra (per esempio l’Udc) necessiterebbe di ulteriori sforzi. D’altronde in Italia non è assolutamente chiaro perché un cattolico dovrebbe essere liberale e a maggior ragione liberale di destra. Forza Italia nonostante sia il partito numericamente più grande, anche adesso all’opposizione, si è espressa dal punto di vista culturale non come una maggioranza ma come una minoranza. Hanno funzionato da autentici pensatoi (purtroppo spesso inascoltati), le riviste Ideazione e Liberal, producendo un lavoro quasi sempre esorbitante rispetto alle reali forze a disposizione. Con il Foglio, la fondazione Magna Carta ispirata dall’allora presidente del Senato Marcello Pera ha occupato lo spazio della difesa dei valori dell’Occidente. Il sito Ragionpolitica.it è l’unico tentativo a cura del dipartimento formazione di Forza Italia, diretto da Baget Bozzo, di formare e dare informazioni alla classe dirigente sparsa sul territorio. Anche la meritevole idea di Sandro Bondi che espressamente è denominata scuola di formazione politica, in programma dal 7 settembre a Gubbio, negli anni passati più che una scuola è sembrata negativamente a qualcuno solo una passerella politica, positivamente a qualcun altro, come noi, l’unico momento di incontro e riflessione in Forza Italia. Poi ci sono tutta una serie di attività più o meno legate alla politica o alla cultura di Centrodestra che hanno svolto un buon lavoro. Critica Sociale, rivista socialista che sotto la cura di Stefano Carluccio è diventata ponte tra il riformismo italiano (di Centrodestra) e quello inglese blairiano (di Centrosinistra). Palomar rivista di cultura politica diretta da Daniela Coli ed editata da Le Lettere che annovera tra i collaboratori numerosi intellettuali liberali e conservatori. Nuova Storia Contemporanea di Francesco Perfetti, rivista di storia improntata agli insegnamenti defeliciani, che ha proseguito in termini scientifici la strada del revisionismo. E poi le case editrici cattoliche come Ares, quelle liberali come Rubbettino e Liberilibri, il pensatoio libertario di Andrea Mingardi e Carlo Lottieri, l’Istituto Bruno Leoni, e numerose altre iniziative, cartacee o su Internet (per esempio TocqueVille), frastagliate in una galassia che produce molto senso ma che è poco ascoltata dai politici.Pur essendo il panorama appena descritto incompleto, la cosa certa è che nessuno dei citati (o dei dimenticati) ha ricevuto benefici definitivi o attenzione meritoria durante i cinque anni di governo da parte dei partiti componenti la Casa delle Libertà. Anzi basterebbe una minima frequentazione coi responsabili per capire quanta insoddisfazione esiste tra loro, quante recriminazioni per ciò che si poteva fare e non è stato fatto, con quale spirito ci si appresta alla nuova traversata del deserto immaginando che la politica è stata così poco attenta nella vittoria e che ora si appresta a essere un po’ più attenta nella sconfitta solo perché non c’è altro a cui appigliarsi. Se il Centrodestra avesse vinto le elezioni avremmo potuto archiviare tutto ciò definendolo “i soliti lai” degli intellettuali inascoltati, ma avendo perso s’impone riflessione meno banale. Silvio Berlusconi al Meeting di Rimini ha lanciato lo slogan «l’Italia deve essere cattolica e degli italiani». Intanto è ripartita la discussione sul partito unico che dovrebbe essere l’approdo finale del Centrodestra e che per ora trova pochi consensi. Ma per capire come diventare un grande partito unico che difenda la civiltà cristiana e dunque i cattolici italiani, che abbia a cuore l’identità del nostro Paese, ma che in quanto tale sia anche federalista, un partito certo conservatore che non disdegni però aspirazioni libertarie e riformiste, che riesca a far comprendere come l’unico welfare state è quello liberale, è necessario al Centrodestra una nuova élite politico-culturale, mentre non è sufficiente un semplice ricambio generazionale coi quarantenni. Per ora, non è stata creata nessuna scuola, nessun percorso formativo comune ha cresciuto nuove generazioni di tecnici, nessuno strumento politico o culturale è diventato specchio di una nuova élite, ne ha codificato simboli e riti, e non c’è stata neppure una vera “rivoluzione” attraverso la quale ci si potesse riconoscere, attraverso la quale almeno si fortificassero i tic e le memorie di una nuova generazione (come accadde col Sessantotto). Di fatto non c’è nessun avanguardista, al massimo sempre più rari sottoscrittori antemarcia. Ed è per questo che oggi la battaglia culturale nel Centrodestra si pone come di retroguardia. Ovvio, vale la pena combatterla per difendersi, cercando però di capire che la cultura non è un ammennicolo della politica. La progettazione culturale, al contrario, è imprescindibile specie quando ci si accinge a nuove costruzioni politiche e si vuole avere un gruppo dirigenziale fedele, non per intermittente acquiescenza al leader, bensì per convinzione personale. Il Domenicale tempo fa aveva lanciato l’idea del Fusionismo, cioè di un percorso culturale di approfondimento che riscoprisse le radici comuni dei movimenti politici alternativi alla Sinistra. Un’ipotesi di lavoro che, coinvolgendo le diverse forze culturali, giungesse a definire i contorni di un pensiero comune per quei partiti che di fatto elettoralmente già stanno insieme. Poi abbiamo inventato l’ossimoro “gramscismo liberale” per esemplificare l’approccio necessario a una vera politica culturale, convinti che solo la cultura alta produce senso e, a cascata influenzando i mass media e gli opinion leader, consenso. Questo la sinistra lo ha capito alla perfezione da ottant’anni. Appena può costruisce scuole di partito, alleva i propri dirigenti e i propri comunicatori, li insedia in strutture pubbliche, alletta intellettuali e artisti, coccola cantanti e scrittori.

venerdì, settembre 08, 2006

Diaconale lancia il suo progetto

Era stato annuciato da tempo e ora sembra che il progetto si stia facendo più concreto. Per saperne di più eccovi il LINK.
Ho come l'impressione che stia finalmente per iniziare una nuova era del centrodestra italiano, quella fatta di think-tank, circoli, riviste, giornali, radio, tv, blogs ecc...

Ambientalismo Liberale

Ambientalismo di destra. In Inghilterra e in Germania il dibattito è già avanti in Italia invece siamo indietro. Ce ne parla Walker con questo post. A chi interessa di questo argomento ne avevo parlato anch'io, anche se preferirei chiamarlo Ambientalismo Liberale.

giovedì, settembre 07, 2006

Right Nation e Media, si punti sulla Radio!

E', finalmente, iniziato il dibattito sul futuro di Forza Italia. Io personalmente mi soffermerei più che sul partito, su ciò che dovrebbe girare attorno a questo partito, preferisco insomma trattare della Right Nation culturale (se tale può essere definita quella in questione) che di quella politica.
Mario Sechi, nel suo articolo dell'ultimo numero di Ideazione ha invitato a puntare su tre media: Internet, radio e TV.
Su Internet ho provato a dire qualcosa qua, sulla Radio varrebbe inanzitutto la pena di leggersi questo pezzo del vicedirettore de Il Giornale:

In regime di par condicio la politica ha riscoperto la radio. Conclusa la campagna elettorale quel vecchio apparecchio caro ai nostri genitori, quel suono così bello che accompagna la nostra vita, è stato rimesso in soffitta. Errore. Oggi la radio è potenzialmente il mezzo migliore, più efficace e penetrante, per agitare il mare della cultura e della politica, per diffondere idee tra i giovani e i meno giovani. Si obietterà che le frequenze costano ed è vero. Ma questa obiezione è figlia di un modo di pensare obsoleto, chi ragiona in termini di etere è letteralmente cieco e sordo. Non vede che cosa sta succedendo nel mondo reale. La radio oggi è tecnologicamente qualcosa di più completo e complesso rispetto al passato. Radio è streaming di musica e notizie su Internet, radio è trasmissione satellitare (sulla quale si sta lavorando, con non poche difficoltà,in Europa per giungere ad un unico standard di trasmissione), radio è la rivoluzione del podcasting che consente di scaricare il file audio-video su un dispositivo portatile.La radio è in casa, in ufficio, in macchina, in aereo, in treno, nelle tue tasche, tra poco al polso e nel telefono. Apple è già al lavoro per mettere in commercio un Ipod-telefono. La radio è ovunque, abbatte le barriere dello spazio, del tempo e delle generazioni. Figurarsi quelle della politica e della cultura. In questo caso si tratta solo e soltanto di cominciare a mettere in posa i mattoni per costruire una radio che sappia fondere entertainment musicale e informazione. Stando dall’altra parte della barricata e infrangendo rumorosamente il totem e il tabù della sinistra che crede di avere il monopolio del microfono.

Almeno per ora puntare sulla Televisone in Italia mi sembra un'pò complicato (non solo per via dei costi) mentre l'opzione Radio è relativamente più semplice. Sia chiaro quando parlo di radio vicina alla right nation italiana non parlo di fare una radio di partito, mi spiego meglio facendo un paragone forse improprio, mi immagino programmi più simili all'Otto e mezzo di Ferrara che al TG4 di Fede. Penso ad una radio autorevole che come concetto sia una via di mezzo tra Radio Radicale e Radio24.

La Radio potrebbe anche essere l'occasione per cercare di mettere in atto questo benedetto Network di cui si parla tanto e in questo senso non mancano di certo esempi a cui ispirarsi:

Radio 24 in collaborazione con la Fondazione Sigma-Tau trasmette dal lunedì al venerdì "il volo delle oche", la trasmissione quotidiana di scienza di radio 24.
Su Rainews24 va in onda Macrosfere, la trasmissione Rainews24-Limes (la rivista italiana di geopolitica edita dall'Espresso)
Radio Radicale in particolare sviluppa una serie di programmi in collaborazione con le varie associazioni radicali (Luca Coscioni, NessunoTocchi Caino, PRT ecc...).

Ecco alcuni esempi di possibili programmi che questa ipotetica radio potrebbe trasmettere facendo network:
Un programma che tratti di Storia Contemporanea prodotto in collaborazione con la rivista Nuova Storia Contempranea.
Un programma che tratti di Scienza in collaborazione con l'associazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza.
Un programma che tratti di geopolitica e studi strategici in collaborazione con il think-tank che, almeno per quanto mi è stato detto, sta per essere costituito grazie anche al gruppo di Ideazione. Un programma che tratti di liberalismo in collaborazione con l'Istituto Bruno Leoni ecc...

Dopo aver letto l'articolo di Sechi vi inviterei a leggere anche il testo che segue. Esso è un estratto di un articolo di Andrea Mancia che tratta del libro "South Park Conservatives", scritto da Brian C. Anderson che, come recita il sottotitolo, racconta la storia della “rivolta contro i pregiudizi liberal dei media americani”:

Anderson sottolineava come l’inizio della rimonta conservatrice fosse iniziata circa vent’anni fa, con l’esplosione dei talk-show radiofonici conseguente all’abolizione, da parte di Ronald Reagan, della fairness doctrine. Questa sorta di par condicio all’americana aveva in pratica imbavagliato il dibattito politico statunitense, consegnandolo al monopolio politically correct dei grandi network televisivi come Cbs, Abc e Nbc. “Se avevi un talk-show conservatore in onda – raccontava Anderson nell’intervista – ne dovevi trasmettere pure uno liberal, anche se quest’ultimo non aveva alcun ascoltatore, come peraltro succedeva spesso”. Dopo l’abolizione di questa falsa dottrina dell’imparzialità, però, “gli ascoltatori hanno potuto decidere cosa volevano ascoltare. E hanno scelto programmi radiofonici conservatori [...] Oggi, i conduttori radiofonici di destra dominano il settore e sono incredibilmente influenti. Basti pensare che un americano su cinque afferma di informarsi prevalentemente attraverso l’ascolto della radio. Altra tappa è stata la nascita di Fox News nel 1996 e, poi, i blog”.

Non sono un economista, ma vorrei far notare che, almeno per quanto ne so io, una radio Right in Italia non esiste e dal momento che le ultime elezioni politiche hanno confermato che la metà degli italiani vota a destra c'è anche il "rischio" che si faccia qualche soldino.

So di non essere del settore ma se dovessi cercare qualcuno per mettere in piedi questo progetto contatterei Giancarlo Loquenzi, capo ufficio stampa del Senato. Giornalista professionista dal 1993, ha svolto gran parte della sua attività in radio e giornali nazionali. È stato direttore di Radio Radicale dal 1985 al 1991. Ha partecipato alla fondazione del giornale Il Foglio di Giuliano Ferrara ed ha contribuito al lancio di Radio24, la radio nazionale del Sole 24 Ore. E' nel consiglio d'amministrazionedella Fondazione Magna Carta. Il suo incarico più recente è stato quello di direttore dell’ufficio di Roma e responsabile Relazioni Istituzionali di Tele+.

martedì, settembre 05, 2006

Summer School della FMC su Radio Radicale

Fondazione Magna Carta:
Dopo la pausa estiva ricomincia la rubrica "L'uovo di giornata".
Grazie a Radio Radicale è possibile ascoltare le sessioni della Summer School a questo indirizzo.

Il futuro di TocqueVille

Partendo dallo slogan "l'informazione (è) libera" ecco come vedo il futuro di TocqueVille (molte idee sono già state dette da altri in particolare a Sestri):
Esso dovrebbe esssere strutturato in 3 livelli: locale, nazionale ed internazionale.

LOCALE. Tutti i bloggers dovrebbero cercare di postare notizie, soprattutto politiche, di rilevante interesse che però non vengono ritenute sufficientemente importanti da essere riportate sui media nazionali.
Su questo punto potrebbe essere maggiormente coinvolto anche il Circolo Giovani. Esso si è già munito di un blog che, per quanto ne so, vuole essere strasformato in una specie di giornale on-line ove compaiano articoli (posts) scritti sia da intellettuali, politici e giornalisti professionisti, sia da semplici iscritti a Il Circolo Giovani. A questo blog "nazionale/internazionale" potrebbero essere affiancati una moltitudine di blog "locali" dei numerosi circoli giovani sparsi per il territorio.

NAZIONALE. Non pesno che necessiti molti approfondimenti visto che è il "livello" più approfondito in TocqueVille.

INTERNAZIONALE. Questo è il "livello" dove i giornalisti/bloggers di Ideazione devo darci dentro di più.
L'esempio è a. man. L'obbiettivo dovrebbe essere quello di cercare di informare i bloggers italiani su quello che sta succedendo, per esempio in USA, e allo stesso tempo cercare di informare i bloggers americani su quello che sta succedendo in Italia. Andrea, per gli USA, Enzo per la Spagna e la Cina, Pigi per la Germania ecc.. dovrebbero cercare di entrare negli aggregatori di blogs di quei paesi e creare un network internazionale attraverso il quale far passare informazioni che il mainstream media italiano (si veda Repubblica) non diffonde.

VIDEO: qualche tempo fa un mio amico de sinistra mi fece vedere il famoso video di Berlusconi che invitava un europarlamentare tedesco dell'SPD a coprire il ruolo di kapo in un film che sarebbe uscito di li a poco. Questo video era sottotitolato in Inglese cosìche, una volta messo in internet, potesse essere compreso anche dai non italiani. Un ambizioso progetto potrebbe essere quello di raccogliere brevi video (meglio se fuori onda o amatoriali) nel quale vengono rappresentate situazioni imbarazzanti e compromettenti degli esponenti della sinistra italiana. Sottotitolarli in inglese e cercare di diffonderli attraverso internet. Per esempio mettendoli su YouTube (e sulle potenzialità di YouTube invito vivamente a leggere questo articolo!), oppure cercando di farli girare nel Network telematico di cui sopra (i vari "Tocqueville" sparsi per il mondo). Oltre a filmati veri vale la pena puntare anche su filmati satirici come quelli prodotti da Daw.

Al centrodestra serve un Italian Ideas Network

Panorama ha dedicato un paio di articoli al futuro di FI. Ecco un piccolo estratto: "...Alcuni come Renato Brunetta, puntano a traformare Forza Italia da Partito a Network, inglobando in unico sito internet tutti i pensatoi di centrodestra (Free, Ideazione, Liberal, Magna Carta e altri), cosa indispensabile per fornire più idee e dibattito a un partito d'opinione di massa...".

Brunetta a mio parere fa un'pò di confusione tra ciò che è il Partito e ciò che gira attorno al Partito (think-tanks, riviste, giornali, case editrici ecc...), ma dice una cosa sensata.
Quello che dirò lo avevo già scritto tempo addietro ma vale la pena ripeterlo visto che Brunetta ha rispolverato l'argomento.

Nell'ultimo numero di Ideazione si è parlato della necessità che i think-tanks della Right Nation italiana facciano Network. Per iniziare si potrebbe comunque partire con un Network virtuale.

Ecco dunque l'idea: i think-tanks, le associazioni, le riviste, i giornali, le case editrici... vicini alla CdL (Fondazione Magna Carta, Ideazione, Liberal, Nova Res Publica, Free, IBL, Acton Institute, Il Circolo... l'elenco, probabilmente incompleto, continua sulla destra del mio blog) potrebbero accordarsi e creare un sito internet comune chiamato "Network delle Libertà" (dal titolo dell'ultimo numero di Ideazione) e al suo interno riportare i vari eventi (convegni, seminari...) o pubblicazioni (riviste, libri...) prodotti dalle sopradette istituzioni.

l'Istituto Bruno Leoni offre ai suoi lettori l'opportunità di leggere le proprie notizie anche tramite feed RSS. Questo consente di includere un "box" di notizie del sito dell'IBL nel proprio sito con la facilità di un copia e incolla e di visualizzare le notizie in un feed reader (detto anche news aggregator) sul proprio computer.

Una cosa simile potrebbe essere fatta anche per il sito in questione. Se si inviterà poi a predisporre questo box nei blog e nei siti (di fondazioni, associazioni e riviste...) vicini alla CdL, l'effetto sarà quello di un coordinamento virtuale dove ognuno potrà sapere immediatamente le novità della Right nation culturale, senza dover andare a cercare nel sito della singola fondazione l'utimo evento da essa organizzato o l'ultima pubblicazione da essa pubblicata.

Il secondo passo dovrà essere un coordiamento reale, quindi non più solo virtuale, dove le varie realtà culturali vicine al cdx coordinandosi organizzino eventi senza pestarsi i piedi a vicenda ma collaborando l'uno con l'altro con la prospettiva poi di portare il singolo think-tank verso la specializzazione in un determinato settore.
Il secondo passo potrebbe quindi essere l'istituzione di un Italian Ideas Network (sulla falsa riga dell' European Ideas Network).

domenica, settembre 03, 2006

Think-tanks, come è messo il cdx sul versante Affari Internazionali e Storia Contemporanea?

Il centrodestra per quanto riguarda i pensatoi su politica internazionale e storia del '900 ha un urgente necessità di potenziarsi.
Ecco un consiglio disinteressato: per quanto riguarda gli Affari Esteri penso che ci siano tutte le premesse per fondare una rivista di larga diffusione che tratti di geopolitica e studi strategici. Un esempio da prendere potrebbe essere quello di Limes, il bimestrale di gepolitica che sta avendo un successo non indifferente, edito (guarda caso) dall'Espresso. Ad essa potrebbe essere affiancata una collana di libri e una Fondazione che si occupi di organizzare convegni, seminari, tavole rotonde ecc... e di finanziare studi e ricerche. (cmq mi è giunta voce che ci si sta già muovendo in questa direzione)

Per quanto riguarda la Storia Contemporanea si è già a un buon punto, infatti esiste già una rivista, Nuova Storia Contemporanea, diretta da Francesco Perfetti e anch'essa sta riscuotendo buon successo. Esiste anche una collana di libri, la Biblioteca di Nuova Storia Contemporanea, manca solo una Fondazione per mezzo della quale sfruttare al meglio le potenzialità del gruppo di studiosi che si è raccolto attorno a questa rivista.

Aznar: Sì ai Pacs, No ai Matrimoni Gay

"...io dico che una cosa è il riconoscimento dei diritti delle unioni omosessuali e un'altra cosa il considerare una unione omosessuale come un matrimonio. Io rispetto l'unione omosessuale, ma non sopporto l'idea che questa possa essere considerata come un matrimonio tra uomo e donna.." .
Queste le parole di Aznar in un intervista a Il Giornale. Parole che la Casa delle Libertà dovrebbe fare sue. Infatti se la sinistra (o meglio una parte non irrilevante di essa) è intenzionata ad intraprendere in Italia la via già iniziata da Zapatero in Spagna (matrimoni gay, adozioni da parte di single e coppie gay) la destra dovrebbe prendere da esempio il Popolare Aznar.

E' inutile nasconderselo, in Italia esiste una categoria di persone, coppie gay ma anche coppie eterosessuali separate ma non divorziate, che vede i propri diritti ed interessi non adeguatamente tutelati dall'ordinamento giuridico (si pensi al riconoscimento del diritto di accesso all'ospedale se il compagno è malato, al diritto di ereditare i beni del compagno in caso di decesso dopo una vita convissuta, al diritto di rimanere nell'abitazione di una vita, solo per fare alcuni esempi) . E' quindi necessario che la CdL faccia suo un intervento legislativo che, al di fuori di logiche assistenzialistiche, intervenga per il riconoscimento di diritti fondamentali delle persone vivono in coppie stabili al di fuori del matrimonio, perchè a tale matrimonio non possono accedervi. I Pacs non sono un’alternativa o una minaccia alla famiglia tradizionale, ma uno strumento giuridico (se volete eccezzionale) di buon senso che allarga la sfera dei diritti individuali e del rispetto della libertà delle persone.

Vale anche la pena ricordare che in numerosi paesi europei esistono già i Pacs (o comunque istitituti ad esso equipollenti) e che leggi fra le più innovative in tal senso sono state approvate in Spagna sotto il governo Aznar, senza suscitare particolari resistenze da parte di un episcopato che mai si è contraddistinto per una spiccata attitudine a una lettura innovativa della tradizione cattolica.

Questo liberali come Della Vedova e Biondi lo hanno capito, e se non sbaglio anche Fini sta aprendo in questa direzione, è ora che anche Buttiglione, Pera e Alemanno (tanto per fare alcuni nomi) inizino a riflettere in questo senso.

In conclusione: No ai matrimoni e alle adozioni gay! Sì alle Unioni Civili!
Si prenda esempio da Aznar!

I Quarantenni e la Terza Repubblica

Intervista all'ex comunista ora forzaitaliota Sandro Bondi su Panorama. Il tema è la rivoluzione cui sarà sottoposta la struttura di Forza Italia. Punto centrale ovviamente i giovani ed ecco due righe che mi hanno lasciato sconvolto.
Parla Bondi: una premessa. Si parla molto della generazione dei quarantenni ( della quale faccio parte) ecc...
No dico ma vi rendete conto Bondi sostiene di far parte della generazione dei quarantenni!!! Alchè vado su Wikipedia e scopro che è nato il 14 Maggio del 1959, il che vuol dire che ha 47 anni... Cazzo ma se li porta malissimo!

Parliamoci chiaro quando si parla della necessità di un rinnovamento della classe politica di Forza Italia i primi che mi vengono in mente a doversi levare dalle palle sono proprio l'ex comunista Bondi e l'ex socialista Cicchitto (che è del '40).
Quando si parla di quarantenni ritengo che ci si riferisca a tutti coloro che hanno più di 35 anni e meno di 45 (se no viene fuori che uno che ha 49 anni viene considerato un quarantenne!).
E' poi indispensabile che il partito metta un limite al numero di legislature in cui un parlamentare o un consigliere comunale, provinciale o regionale possa essere eletto, se no ritorniamo in breve tempo al punto di partenza.
A mio parere uno degli obbiettivi del rinnovamento della classe politica italiana è quello di chiudere definitivamente con la Prima Repubblica; E' ora di finirla di farci governare dagli "ex": ex missini, ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani ecc... insomma è ora di avere politici che non siano compromessi con il passato.
Credo che la Terza Repubblica (la seconda è quella attuale ed è solo un periodo di transizione) ci sarà solo quando in parlamento saranno presenti solo politici che in tasca non hanno mai avuto la tessera di un partito della prima repubblica.
Ci vorrà tempo, ma per fortuna c'è qualcuno che si sta già preparando.
Nel frattempo si inizino a mandare volti nuovi in TV!