domenica, ottobre 22, 2006

Imprenditori nordestini invece di scendere in piazza finanziate l'IBL !

L'imprenditore vicentino Pino Bisazza, già presidente degli Industriali di Vicenza, in un'intervista rilasciata a Il Giornale in merito alla manifestazione organizzata dalla CdL a Vicenza contro la finanziaria alla domanda "cosa prova un imprenditore a scendere in strada come un operaio che sciopera?" risponde: «Be', all'inizio ci si trova un po' a disagio. Però sono convinto che questa volta non si poteva brontolare e basta: bisognava dare una dimostrazione palese del dissenso, e non so quali altri mezzi possiamo avere noi imprenditori, visto che i vertici di Confindustria vanno per conto loro».
Un altro mezzo, caro Bisazza, in realtà ci sarebbe, li chiamano Think-Tanks e in USA e in UK hanno dato un contributo decisivo alla rivoluzione liberale di Reagan e della Thatcher .Il mondo dell’impresa sembra aver dimenticato il segreto svelato da Anthony Fisher (il fondatore dell'"Institute of Economic Affairs” di Londra, che nel 1980 era già diventato uno dei più influenti think-tank del mondo, promuovendo l’economia di mercato nei confronti dei più attenti legislatori, quale che fosse il partito in cui militavano): i think-tanks possono essere il veicolo più efficace, eppure sottile, per influenzare le politiche pubbliche e le deliberazioni dei governi. Fisher aveva infatti capito che l’impresa aveva bisogno di una fonte di ricerche independenti, fondate sui dati, che sarebbero state rispettate sia dal governo che dal settore privato. Invece di fare lobby per ottenere questa o quella legislazione, il think tank avrebbe potuto agire come una fonte di continua e rigorosa analisi di questioni legislative, così da conquistare il rispetto dei giornalisti e degli stessi membri del governo. E fornendo munizioni intellettuali ai sostenitori di politiche a favore del mercato, i think tank avrebbero potuto favorire il cambiamento di clima, nell’opinione pubblica, a favore di approcci di mercato a problemi quali la creazione di posti di lavoro.In Italia il think-tank che più si avvicina al londinese Institute of Economic Affairs e alla Heritage Fondation di Washington probabilmente è il torinese Istituto Bruno Leoni: l'IBL, forse il principale pensatoio antistatalista presente in Italia, è nato per studiare, promuovere e diffondere gli ideali del mercato e della libertà di scambio. Creare, cioè, un fronte pro-global il più ampio possibile, che sappia essere, al tempo stesso, pungolo e risorsa per la politica. Quest’ultima oggi ha un compito di dimensioni epocali: costringere lo Stato a fare molti passi indietro, in modo da liberare tutte quelle forze imprigionate dall’eccessiva pressione fiscale e dalle troppe regolamentazioni, spesso approvate solo a tutela di certi interessi particolari. Perché gli uomini politici possano compiere un tale gesto, è necessario che siano sostenuti da un’ampia fetta dell’opinione pubblica.
L’IBL svolge un ruolo di primo piano nella formazione proprio di quell’opinione pubblica che spesso è contraria alla riforma del sistema pensionistico, appoggia ogni sorta di restrizione allo scambio, invoca nuove norme per la tutela dell’ambiente. Molte di queste persone sostengono posizioni stataliste semplicemente perché nessuno ha mai fornito loro un’alternativa.
Attraverso la pubblicazione di libri (sia di livello accademico, sia divulgativi), l’organizzazione di convegni, la diffusione d’articoli sulla stampa nazionale e internazionale, l’elaborazione di brevi studi e briefing papers, l’IBL si candida a mostrare loro che un altro mondo è possibile. Un mondo governato dagli ideali della libertà, e non dominato dall’incessante lotta di gruppi di pressione tesi a “tirare per la giacchetta” gli uomini politici.
In conclusione caro Bisazza, cari piccoli e medi imprenditori nordestini, brontolare non basta, perchè cambino le cose è necessario finanziare think-tanks come l'Istituto Bruno Leoni!

martedì, ottobre 10, 2006

Manifesto/Appello: diamo un'anima libertaria al centrodestra

Se per la politica non è più il tempo delle ideologie, è di nuovo il tempo delle idee.
Ciò che distingue il centrodestra dal centrosinistra è l’idea di una società in cui a prevalere siano gli individui, le persone, con le loro libertà, le loro responsabilità e i loro meriti; dove il mercato, dei beni come delle idee, prevalga sullo Stato.
L’idea di una società basata sul rifiuto di ogni costruzione sociale che imponga dall’alto uno schema di valori e di soluzioni.
L’idea di un paese ancorato, anche nelle scelte politiche internazionali, ai valori della propria identità “occidentale” di cui sono parte integrante e costitutiva quelle conquiste civili, eredità dell’umanesimo liberale e cristiano, che oggi marcano la distanza rispetto alle culture teocratiche e autoritarie.
Ci riconosciamo in un centrodestra che è liberale innanzitutto perché è antistatalista. Sulle questioni “eticamente sensibili”, concordiamo sulla necessità di una seria riflessione sui limiti della scienza applicata.
Ma non pensiamo che, su questi temi, la politica liberale possa assegnare ogni potere allo Stato, senza riconoscere alcun diritto alla libertà dell’individuo. Il centrodestra non può contrapporsi allo statalismo economico e civile, e costruire allo stesso tempo un fronte compatto a difesa dello “statalismo etico”. Questo sarebbe un errore di carattere culturale, storico, politico ed elettorale. Il rapporto fra tradizione e innovazione, anche nel campo delle convinzioni morali e dei comportamenti privati, può meglio svilupparsi sul piano del conflitto delle idee e del mercato delle soluzioni e non su quello della “conquista dello Stato”.
Tutto ciò non pregiudica, anzi esalta, il ruolo pubblico e attivo della tradizione, anche religiosa, proprio perché non la priva di occasioni di verifica reale, e non ne affida una artificiosa immutabilità alla tutela della legge.
Scelgono Forza Italia e la Cdl milioni di antistatalisti, “cattolici” o “laici”, che sulle questioni etiche hanno idee e posizioni che incontrano sempre, salvo eccezioni, l’ostilità del centrodestra. Milioni di persone che, come noi, sono favorevoli, o non ostili a priori, alle unioni civili omosessuali, alla ricerca scientifica sugli embrioni soprannumerari destinati comunque alla distruzione, al testamento biologico o a una regolamentazione dell’eutanasia, a una legislazione sulla droga che non alimenti la mafia e la violenza. E che lo sono, come noi lo siamo, per ragioni quasi sempre diverse da quelle genericamente e scontatamente “di sinistra”.
A tutti loro una coalizione compattamente schierata su politiche d’ispirazione confessionale per i temi etici finirebbe per chiudere la porta in faccia. Un centrodestra, moderato ma liberale, senza un’anima libertaria finisce per essere zoppo politicamente ed elettoralmente.
Diamo un’anima libertaria al centrodestra.

Primi firmatari:
Vittorio Feltri, Giordano Bruno Guerri, Alessandro Cecchi Paone, Luca Barbareschi, Mauro Mellini, Sofia Ventura, Andrea Marcenaro, Mauro Suttora, Raimondo Cubeddu, Filippo Facci, Arturo Gismondi, Emilia Rossi, Arturo Diaconale

Firma anche tu!

lunedì, ottobre 09, 2006

Antonio Galdo nuovo direttore de L'Indipendente

APRILE 2004 - Il direttore Giordano Bruno Guerri: "Paolo Villaggio il nostro notista politico". "E' il primo aprile, ma non è un pesce"
Si presenterà con questo slogan l'Indipendente, il rinato quotidiano che fu di Vittorio Feltri e che oggi è stato affidato alla direzione dello storico Giordano Bruno Guerri. "Non saremo né un secondo, né un terzo quotidiano" spiega a Ilte.net, "ma vogliamo essere un primo giornale, un foglio nazionale, per nulla referenziale, che guarderà a destra e a sinistra e sicuramente mai al centro".
Un giornale che riparte dalla Capitale, con una squadra di 8 giornalisti, 4 professionisti e 4 praticanti e con la vice direzione di Luciano Lanna, oggi caporedattore di Ideazione. Break even stimato a 3mila copie anche se Guerri dice di voler puntare "molto più in alto". Alla grafica sta lavorando Piergiorgio Maoloni, che in passato ha disegnato tra gli altri Repubblica, con la marcatura stretta proprio di Guerri che vuole un "giornale futurista" e "visto che l'hanno affidato a me, sicuramente imprevedibile e non classificabile".Investimento iniziale di 5 milioni di euro, foliazione di 4 pagine, articoli brevi, "perché nessuno legge le articolesse di Corriere e Repubblica" e con una novità non da poco che l'ormai ex editorialista del Giornale anticipa: "La rubrica di politica, in prima pagina, sarà affidata a un vero intellettuale, Paolo Villaggio, che considero un uomo di grande spirito critico, sarà cattivo ed anche se è di sinistra è uno che non le manda a dire". L'obiettivo del nuovo Indipendente, rilevato da una cordata di imprenditori meridionali guidati dal deputato di Alleanza Nazionale Italo Bocchino, è sicuramente quello di creare scompiglio nel panorama editoriale, soprattutto verso quei 40mila potenziali lettori che chiedono giornali sul modello del Riformista di Antonio Polito e del Foglio di Giuliano Ferrara. "Saremo un laboratorio di idee", continua il neo-direttore, "parleremo quindi più di argomenti culturali che di politica anche se il nostro baricentro resta la Destra e la sua evoluzione". E rispetto a il Foglio e il Riformista? "Sono 2 giornali molto diversi", continua Guerri, "sono un antichissimo lettore del Foglio ed è il primo giornale che leggo la mattina. Ma il giornale
di Ferrara ha ultimamente un difetto, è diventato eccessivamente autoreferenziale, piuttosto salottiero. Il Riformista invece è ricco, bello, ma è vincolato ad un'area politica ben precisa. Ecco, l'Indipendente non sarà né l'uno né l'altro". E soprattutto, spera Guerri: "La nostra volontà inflessibile ci porterà a superarli entrambi, perché anche in questo saremo i primi".
(http://www.virusilgiornaleonline.com)

Segue la direzione di Gennaro Malgeri dal 2005 al 2006
Ora una nuova direzione, quella dell'ex inviato di Panorama Antonio Galdo:

OTTOBRE 2006 - L'articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 365, Setttembre 2006, di 'Prima Comunicazione'.
Antonio Galdo, direttore della nuova edizione dell’Indipendente che uscirà il 4 ottobre, spiega come sarà e a chi si rivolgerà il quotidiano.“L’Indipendente si collocherà nell’area moderata perché siamo certi che prima o poi ci sarà una forte ridefinizione della casa dei moderati italiani. E a questo governo faremo le pulci ma entrando nel merito delle cose. Vogliamo fare un giornale di notizie più che di opinioni, poche opinioni ma forti”, spiega nell’intervista a Prima Antonio Galdo, già inviato speciale e corrispondente al Mattino di Napoli e a Panorama.“Ci aspetta l’attraversamento delle montagne perché abbiamo la consapevolezza che questa area moderata dei giornali di opinione è ben presidiata innanzitutto dal fenomeno del Foglio di Giuliano Ferrara che dopo dieci anni io considero consolidato”, continua Galdo nell’intervista a Prima.“Navigando da corsaro nell’area dei moderati e cercando le notizie, con L’Indipendente voglio la mia visibilità perché ho delle notizie che hanno attinenza in modo prevalente con l’area dei moderati”, anticipa Antonio Galdo. “Notizie, per esempio, su questo partito che si chiama Forza Italia, su quel che succede dentro An, su ciò che capita dentro la Lega, tutte rarità che non trovo da nessuna parte mentre noi abbiamo già predisposto dei redattori che andranno dentro questi mondi”.“Nel mio piano triennale c’è l’idea di fare delle alleanze in modo che L’Indipendente si venda anche nelle province”, conclude Galdo. “Qui il mio obiettivo è allearmi con dei giornali locali. Stiamo già discutendo con il Giornale di Taranto che da solo vale 8mila copie. Se arriviamo a cinque accordi da Nord a Sud, ho fatto un piccolo giornale di opinione da 40mila copie”.
(http://www.primaonline.it)

venerdì, ottobre 06, 2006

Il fallimento dei 101


Nel 1956, 101 intellettuali comunisti si dissociarono dal sostegno dato da Togliatti all’intervento sovietico a Budapest e solidarizzarono con la rivoluzione ungherese per non stare «dalla parte sbagliata». Fu un gesto di rivolta culturale e politica contro una delle scelte che hanno bloccato l’evoluzione della sinistra italiana. Cinquant’anni dopo Valentina Meliadò ricostruisce, attraverso testimonianze dirette, le passioni, le speranze e le idee dei protagonisti di quell’atto di rottura. Alcuni di essi scelsero un impegno liberale, altri continuarono la loro militanza nel Pci, altri si spostarono ancora più a sinistra. Il libro pubblicato dalla Edizioni Liberal comprende una franca e irriverente rievocazione di quella stagione fatta da Lucio Colletti, che parlò con l’autrice poco prima della morte.

Qui la prefazione di Renzo Foa.

Bortolussi: hanno punito il Nordest produttivo!

Ha convinto, anni fa, un governo a rivedere le sue posizioni quando ha dimostrato come le società di capitale pagassero meno tasse che un singolo artigiano. Non ha mai guardato in faccia centro destra o sinistra quando si trattava di dati, cifre e numeri anche se lui, Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre (diventata famosa ormai per un centro studi di primo piano) fa l'assessore nel Comune di Venezia e non ha mai nascosto le sue simpatie a sinistra.
Ora accusa ancora: «Nelle casse del Belpaese ci sono maggiori entrate che nella media degli altri paesi europei, ma si spende di più e peggio».
Di questa Finanziaria che dice?
«Sono sinceramente perplesso. Anche i quotidiani veneti che vengono classificati vicini alla sinistra parlano di finanziaria punitiva per Nordest, Nord e piccole imprese».
C'è ragione nelle critiche?
«Da vendere. Al Nord operano il 70 per cento delle imprese italiane e il 70 per cento dei dipendenti: tutti nel mirino».
Ma il governo colpisce i ricchi...
«Scherza? Se uno guadagna 3-4-500 mila euro sa cosa pagherà in più di Irpef in un anno? 1780 euro! Un paio di scarpe alla moglie. Se credono che ora i ricchi piangono si sbagliano».
Chi piange invece?
«Io dico "chi ha la targa". Chi paga già le tasse sarà penalizzato, e non solo per l'Irpef. Questa finanziaria colpisce quello che una volta il vecchio Pci chiama "Il ceto medio produttivo". Questi del governo hanno detto: puniamo una tribù che non è la nostra! Una legge che è una dannazione per le imprese del Nordest».
Esempi!
«Oltre agli sconti fiscali, che sono pochi e banali (si salva solo chi può prendere assegni familiari ma oggi le famiglie sono ridotte), c'è una stupefacente concentrazione di punizioni sul lavoro autonomo».
Cominciamo da...
«La norma sovietica da ammasso del grano verso il Tfr. È uno scippo buttarne una parte nel fondo opere pubbliche dell'Inps. È un prestito obbligatorio allo Stato: una storia da bolscevichi contro i kulaki, i piccoli proprietari contadini. Buona parte degli artigiani lavorano da soli (un quarto dei lavoratori di Veneto e Friuli V.G. sono artigiani ndr) ma chi ha qualche dipendente deve subire».
C'è di peggio?
«Sì. Tutto su un colpo un autonomo deve pagare due punti di più al fondo previdenziale; e aumentano anche dello 0,30 i contributi sugli apprendesti e per i dipendenti. È la somma di tutte queste cose che rende questa Finanziaria inaccettabile. Solo tasse e niente taglio alle spese! Nessun rilancio per l'economia».
Ma si riduce la spesa della sanità...
«La chiamano riduzione di spesa, 3 miliardi. Ma non si fa altro che trasferire i costi sui cittadini. Danno meno soldi ai Comuni? Ma i Comuni mettono più tasse e la gente deve pagare.»
Possibile che nessuno si accorgesse che le cose sarebbero andate cosi?
«Conosco molta gente in Commissione finanze: mi hanno tutti confessato che non si aspettavano questo risultato. È una finanziaria andata avanti per pezzetti, per mantenere un equilibrio politico. È mancata una regia. Ma se il giorno dopo Chiamparino, Giaretta, Lancillotta e tanti altri si arrabbiano un motivo ci deve essere. E Padoa Schioppa è ostaggio dell'ala massimalista di questo governo».
Nemmeno i 4 miliardi da recuperare dalla lotta all'evasione?
«Se sono bravi ne tirano fuori uno. Gli altri li trovano dagli studi di settore (un calcolo teorico che lo Stato fa sui guadagni di lavoratori autonomi, professionisti, eccetera ndr). Sono 5-6 anni che diciamo che questi lavoratori sono colpiti dalla crisi economica. Ma gli studi di settore sono come una garrota: puoi stringere quanto vuoi. Una Finanziaria di "classe"».
Il resto d'Europa...
«Qui sfido apertamente Prodi, Visco, Padoa Schioppa: questa Finanziaria è contro il cittadino. Il guaio è che paghiamo già più tasse di altri paesi dell'Ue. Le nostre tasse sono il 28,1 sul Pil, in Germania il 21,9 mentre la media europea è il 24,4. Paghiamo più tasse per avere i peggiori servizi europei».
Ma se sconfiggono il lavoro nero?
«Non c'è la minima possibilità che il governo riesca a sconfiggere il lavoro nero. Per questo dovranno fare marcia indietro su molte cose».
La sua finanziaria?
«La Bce dice che nei servizi peggio di noi stanno solo Grecia e Portogallo. Se da noi le cose costano di più perché aumentano le tasse invece che diminuire sprechi e privilegi?».
Del tipo...
«La nostra macchina burocratica costosissima. L'energia elettrica che paghiamo il 40\% più di altri paesi: tutte cose che non riguardano solo la pubblica amministrazione. Guardiamo alle autostrade? Le peggiori anche se paghi biglietto mentre in Germania sono le migliori e non c'è biglietto».
Mica sarà giusto arrendersi di fronte all'evasione?
«C'è e bisogna combatterla. Ma il vero imputato è lo Stato che non sa spendere bene i suoi soldi. Lo Stato italiano pur ricevendo più soldi di Francia e Germania non offre giusti servizi. In Italia, ci sono da due a quattrocento mila dipendenti pubblici in più del necessario. Abbiamo il minor numero di maschi adulti occupati perché c'è il più alto numero di prepensionati. Basta! Voglio i tagli alla spesa!».

Fonte: Il Gazzettino

lunedì, ottobre 02, 2006

Centrodestra e Università

Centrodestra e Università: l'anno scorso l'Università di Perugia ha organizzato un Master in Politica Internazionale e Studi Diplomatici diretto dal prof. Ernesto Galli della Loggia coadiuvato dai professori Alessandro Campi, Carlo Focarelli e Luciano Tosi.
Quest'anno l'Università Europea di Roma ripropone un Master in Scienze delle Migrazioni giunto alla seconda edizione il cui coordinatore è il Sen. Alfredo Mantovano.

Qualche passo avanti all'interno delle Università gli intellettuali di cdx li stanno facendo, anche se (e lo dico per esperienza personale) siamo ancora indietro.

Nel frattempo ripropongo questa idea.