lunedì, dicembre 18, 2006

Il Giornale + Panorama l'accoppiata perfetta

Ogni tanto mi diverto a fare "fantagiornalismo". Lo feci con questo post auspicando l'acquisto e il rilancio da parte di Mondadori de Il Giornale affidandone la direzione a Pierluigi Battista con l'obbiettivo di creare una specie di Repubblica di destra.
E lo feci per due motivi: la futura nascita del quotidiano di FI che libererebbe Il Giornale dalla funzione di quotidiano di riferimento di FI (per non dire ufficioso quotidiano di partito) e la dichiarazione dell'ad della Mondadori Maurizio Costa, sulla necessità per la Mondadori di poter realizzare un quotidiano, cosa che però per ora la legge gli vieta.

Sempre Costa ha annunciato l'imminente restyling del settimanale Panorama.
Anche su Panorama vorrei spendere due parole. O meglio elencherò i nomi di alcuni autorevoli opinionsiti che mi piacerebbe leggere su Panorama:

Angelo Panebianco lo vedrei bene scrivere l'Editoriale al posto di Sergio Romano. Quest'ultmo lo sposterei nella sezione Esteri, facendogli tenere una rubrica delle dimensioni di quella tenuta da Fiamma Nirenstein.

Piero Ostellino lo vedrei bene alle Lettere. Il compito di rispondere alle lettere dei lettori una volta era affidato a Sergio Romano (ruolo che ora svolge al Corriere), attualmente però non è di nessuno.

Una rubrica sulle dimensioni di quella affidata ad Alberoni la vedrei bene tenuta da Magdi Allam, nella quale ci potrà parlare ovviamente di Islam ed integrazione.

Questa era l'opinione di un semplice lettore (abbonato) e di certo non un esperto di giornalismo.
Avrete notato che gli opinionisti sopra citati scrivono già sul Corriere.
Insieme forse a pochi altri essi rappresentano il gruppo, direi oramai minoritario, degli editorialisti del corsera classificabili grosso modo liberalconservatori (ancorchè indipedenti).
Ebbene se costoro li si fa scrivere anche su Panorama si da modo ai lettori del Corriere che comprano il quotidiano di via Solferino praticamente unicamente per poter leggere l'opinione degli editorialisti sopra citati (eccomi!) di evitare di comprare il Corriere, preferendo ad esso l'accoppiata Il Giornale (rinnovanto) e Panorama.

Altro che La Repubblica e L'Espresso!

Cosa ne pensate?

mercoledì, dicembre 13, 2006

I Pacs e la CdL

Anche a destra (finalmenete) si parla di Pacs.
Mi permetto di propore due interessanti interventi utili per farsi un idea su quali potrebbero essere le proposte meno conservatrici che la CdL potrebbe offrire.
Il primo è l'articolo del Foglio firmato dal presidente dei Riformatori Liberali Benedetto Della Vedova, il secondo è invece un saggio di Raffaele Perna, consigliere parlamentare già capo gabinetto del Ministero della Funzione Pubblica, pubblicato qualche mese fa su Ideazione.

mercoledì, dicembre 06, 2006

I Pacs de sinistra

A Padova è stta istituita l'anagrafe che potrà certificare come "famiglia" regolare qualsiasi tipo di convivenza sulla semplice base di un vincolo affettivo.
Ho deciso di pubblicare due interessanti opinioni: la prima è un'intervista alla senatrice padovana Elisabetta Casellati (FI), la seconda è un intervento del radicale Marco Taradash portavoce dei RL.

APRE LA STRADA A TROPPE EMBIGUITA'
Elisabetta Casellati , senatrice forzista, ed esperta a livello nazionale di Diritto della famiglia, commenta: «Trovo che questa idea della giunta di iscrivere le coppie di fatto in un registro sia folle. Ed è percorsa da una grande ambiguità, perché Claudio Sinigaglia, rappresentante della Margherita, afferma che si tratta di una misura del tutto irrilevante, nel senso che a suo parere nulla sarà modificato da un punto di vista giuridico, mentre è palese l'intenzione della mozione-Zan di far derivare un principio molto forte, denso di conseguenze giuridiche. Del resto non potrebbe essere diversamente. Altrimenti, perché tutte queste questioni e un dibattito che dura mesi, se fosse un qualcosa che non lascia traccia dal punto di vista istituzionale? Perché i continui rinvii e poi gli accordi, se si trattasse solo di un principio che rimane appeso, quasi fosse una questione solamente privata? Non credo che nessuno abbia voglia di rendere pubblica una sua condizione e nel momento in cui decide di farlo, e di iscriverla in un registro, significa che entra nel novero di tutte quelle persone che avranno dei benefici da parte dell'amministrazione. L'ambiguità che sorregge questa giunta, che è la proiezione di quello che avviene a livello nazionale, è il risultato della disunione... dell'Unione, perché anche a Padova, come nel governo centrale, a dettare le regole è la sinistra massimalista e le altre forze cosiddette più moderate devono cedere il passo, nascondendosi dietro questo velo di ambiguità. Entrando nel merito della questione, la confusione che questo provvedimento porterà, sarà deleteria per i cittadini padovani. Mi chiedo che cosa significhi "legame affettivo": è quello che lega due persone dello stesso sesso, di sesso diverso, soggetti che hanno un vincolo di amore, o anche un vincolo di amicizia? Per esempio due studentesse che frequentano la nostra Università, e che abitano nello stesso alloggio, unite da un vincolo di amicizia per condividere un progetto di studio, avranno diritto all'iscrizione a questa anagrafe delle coppie? Il vecchietto e la badante, con quest'ultima che in alcuni casi potrebbe essere l'unico riferimento affettivo: insieme rappresentano anch'essi una coppia? E poi mi domando: chi stabilirà questo vincolo? Chi sceglierà le coppie? Ci potrà essere una coppia più meritevole di attenzione perché si riterrà che abbia un vincolo più forte di un'altra? A chi il compito di stabilire il confine dei sentimenti, quelli determinanti l'iscrizione? Basterà un'autocertificazione? Io non credo che tutto questo possa succedere perché ritengo che un'iscrizione comporterà l'acquisizione di una serie di diritti, come l'inserimento nella graduatoria per gli alloggi pubblici, per gli asili nido, per i vari servizi sociali. Se è vero questo, ci potrebbe essere uno svantaggio per la famiglia legittima? Penso che la convivenza e i rapporti ognuno se li debba gestire come crede. Non entro nei fatti privati, dico però che chi sceglie di convivere lo fa in virtù di un principio di libertà, libertà dalle regole e dalle norme del nostro ordinamento giuridico. Chi decide di non sposarsi lo fa in definitiva perché ritiene di non sottostare alle regole che lo Stato impone ai coniugi. Perché se uno si sottrae liberamente, come scelta, alle regole dello Stato, poi ne richiederebbe la tutela? Trovo tutto ciò una contraddizione in termini».


SI AI PACS, NO AI pACS
Che senso ha l’anagrafe delle coppie di fatto decisa dal comune di Padova? Di per sé nessuno, al momento. E’ un atto simbolico, una specie di legge manifesto senza alcun contenuto concreto. Ma in prospettiva potrebbe portare a qualcosa di diverso, ad esempio all’assegnazione preferenziale di alloggi popolari alle coppie registrate. In pratica sarebbe un modo di introdurre i Pacs a livello comunale. Vale la pena allora di prendere sul serio la questione. La mia opinione, che vale tanto per i Pacs alla patavina quanto per quelli nazionali, è questa: no, decisamente no ai Pacs per le coppie eterosessuali; sì, decisamente sì, per quelle omosessuali. La decisione di vivere una convivenza anziché un matrimonio nasce da un atto di libertà personale e di responsabilità reciproca che si può tradurre molto semplicemente così: “non vogliamo l’intrusione né dello stato né della chiesa nelle nostre scelte private”. E’ una decisione libera, che può liberamente essere modificata in qualsiasi momento, o separandosi o sposandosi. Che senso ha allora codificare una scelta del genere? Solo quello di ricavarne vantaggi economici, scaricando i costi della propria libertà sulla comunità. Ma questo comportamento mina non l’istituto della famiglia ma la libertà stessa, vanificando il valore dell’assunzione di responsabilità che ne è alla base. Diverso, del tutto diverso, il caso delle coppie omosessuali stabilmente conviventi: ad esse è proscritta la facoltà di contrarre matrimonio, religioso o statale, e tutta la serie di vantaggi che ciò comporta. Questi privilegi vengono offerti ai singoli dalla comunità in cambio dei vantaggi che la comunità si attende dalla formazione di una famiglia stabile. Il beneficio principale, e ciò che giustifica la gran parte dei diritti sociali legati al matrimonio, è la cura dei figli, il loro mantenimento, la loro educazione. Non valendo questo per le coppie omosessuali, mi pare più che giustificato un trattamento differenziato rispetto alle altre coppie dal punto di vista dell’estensione dei diritti sociali. Ciò che non è tollerabile invece è la discriminazione etica nei confronti delle coppie gay, che si traduce nella negazione del riconoscimento pubblico della loro scelta di convivenza stabile. Una società liberale è fondata sugli individui e lo stato non ha il diritto di decidere se integrare o respingere ai suoi margini chi ha una vita affettiva e sessuale diversa dalla maggioranza della popolazione.
Marco Taradash

domenica, dicembre 03, 2006

Il futuro del Centrodestra si chiama Circolo delle Libertà!

Berlusconi ha invitato gli italiani a promuovere in tutto il territorio nazionale la nascita dei Circoli delle Libertà "per dare voce e peso politico alla società civile che non si sente più rappresentata da una certa politica".
A presiedere la neonata associazione nazionale Circolo della Libertà è Michela Vittoria Brambilla, leader dei Giovani Imprenditori della Confcommercio, vicepresidente è invece Maurizio Del Tenno leader dei Giovani Imprenditori della Confartigianato.
Il Circolo della Libertà è un movimento di massa costituito da gente che lavora, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, professionisti, ma anche lavoratori dipendenti e studenti, giovani e donne. Ad esso hanno già aderito altre associazioni politico-culturali come Liberalismo popolare, Unione liberale di Centro e Casa del cittadino, le tre formazioni organizzate per iniziativa dei parlamentari liberali di FI Alfredo Biondi e Raffaele Costa (300), i Circoli del Sen. Marcello Dell'Utri (1.500) e i Club Liberal dell'On. Ferdinando Adornato (70).
Sorprende invece che non abbiano ancora aderito a questo movimento l'associazione liberal-socialista Giovane Italia guidata dall'On. Stefania Craxi (FI) e i Club di Forza Italia, quest'ultimi nati, se non sbaglio, con uno scopo molto simile a quello dei Circoli delle Libertà che è appunto quello di essere anzitutto un luogo di ascolto della società, delle categorie senza voce, per intercettare e interpretare la volontà del paese, con lo scopo di difendere la libertà dell'individuo e la sua centralità, così come combattere le tentazioni stataliste e dare spazio alla società civile, sostenere scuola e università fondate sul merito, scommettere sull'iniziativa privata e sul mercato quali presupposti del progresso e della solidarietà. Verrà dato spazio anche a temi solitamente poco considerati dal centrodestra italiano come quello del volontariato e della tutela dell'ambiente e degli animali.

Lo sbocco finale dei Circoli delle Libertà sarà probabilmente il Partito delle Libertà. L'On. Adornato ha però precisato che "la crescita dei Circoli e la costituente del partito unico sono due processi distinti come due rette parallele che prima o poi però si incontreranno".
Secondo il Sen. Dell'Utri "ciò che al vertice appare difficile, a livello di base avviene in modo semplice e spontaneo. Di questo passo questo movimento che parte dalla base travolgerà i partiti".

UPDATE: Walking Class critica fortemente l'appello lanciato da Mantovano (AN) e Quagliariello (FI) con l'idea di boicottare l'Ikea perché non mette sui suoi scaffali il presepe di Natale, offendendo così (sostengono i due) la religione cristiana. Pigi dichiara nel suo blog di vergognarsi di aver firmato appelli e manifesti promossi dai due sopra.
A Walker invece di vergognarsi propongo di dare spazio su Ideazione all'iniziativa lanciata dai Riformatori Liberali "diamo un'anima libertaria al centrodestra " (penso per esempio ad un'intervista all'On. Della Vedova e ad un intervento del Prof. Raimondo Cubeddu tra i primi firmatari dell'appello) con la quale i salmoni vorrebbero aprire un dibattito all'interno della CdL soprattutto sul versante dei temi eticamente sensibili.