mercoledì, dicembre 06, 2006

I Pacs de sinistra

A Padova è stta istituita l'anagrafe che potrà certificare come "famiglia" regolare qualsiasi tipo di convivenza sulla semplice base di un vincolo affettivo.
Ho deciso di pubblicare due interessanti opinioni: la prima è un'intervista alla senatrice padovana Elisabetta Casellati (FI), la seconda è un intervento del radicale Marco Taradash portavoce dei RL.

APRE LA STRADA A TROPPE EMBIGUITA'
Elisabetta Casellati , senatrice forzista, ed esperta a livello nazionale di Diritto della famiglia, commenta: «Trovo che questa idea della giunta di iscrivere le coppie di fatto in un registro sia folle. Ed è percorsa da una grande ambiguità, perché Claudio Sinigaglia, rappresentante della Margherita, afferma che si tratta di una misura del tutto irrilevante, nel senso che a suo parere nulla sarà modificato da un punto di vista giuridico, mentre è palese l'intenzione della mozione-Zan di far derivare un principio molto forte, denso di conseguenze giuridiche. Del resto non potrebbe essere diversamente. Altrimenti, perché tutte queste questioni e un dibattito che dura mesi, se fosse un qualcosa che non lascia traccia dal punto di vista istituzionale? Perché i continui rinvii e poi gli accordi, se si trattasse solo di un principio che rimane appeso, quasi fosse una questione solamente privata? Non credo che nessuno abbia voglia di rendere pubblica una sua condizione e nel momento in cui decide di farlo, e di iscriverla in un registro, significa che entra nel novero di tutte quelle persone che avranno dei benefici da parte dell'amministrazione. L'ambiguità che sorregge questa giunta, che è la proiezione di quello che avviene a livello nazionale, è il risultato della disunione... dell'Unione, perché anche a Padova, come nel governo centrale, a dettare le regole è la sinistra massimalista e le altre forze cosiddette più moderate devono cedere il passo, nascondendosi dietro questo velo di ambiguità. Entrando nel merito della questione, la confusione che questo provvedimento porterà, sarà deleteria per i cittadini padovani. Mi chiedo che cosa significhi "legame affettivo": è quello che lega due persone dello stesso sesso, di sesso diverso, soggetti che hanno un vincolo di amore, o anche un vincolo di amicizia? Per esempio due studentesse che frequentano la nostra Università, e che abitano nello stesso alloggio, unite da un vincolo di amicizia per condividere un progetto di studio, avranno diritto all'iscrizione a questa anagrafe delle coppie? Il vecchietto e la badante, con quest'ultima che in alcuni casi potrebbe essere l'unico riferimento affettivo: insieme rappresentano anch'essi una coppia? E poi mi domando: chi stabilirà questo vincolo? Chi sceglierà le coppie? Ci potrà essere una coppia più meritevole di attenzione perché si riterrà che abbia un vincolo più forte di un'altra? A chi il compito di stabilire il confine dei sentimenti, quelli determinanti l'iscrizione? Basterà un'autocertificazione? Io non credo che tutto questo possa succedere perché ritengo che un'iscrizione comporterà l'acquisizione di una serie di diritti, come l'inserimento nella graduatoria per gli alloggi pubblici, per gli asili nido, per i vari servizi sociali. Se è vero questo, ci potrebbe essere uno svantaggio per la famiglia legittima? Penso che la convivenza e i rapporti ognuno se li debba gestire come crede. Non entro nei fatti privati, dico però che chi sceglie di convivere lo fa in virtù di un principio di libertà, libertà dalle regole e dalle norme del nostro ordinamento giuridico. Chi decide di non sposarsi lo fa in definitiva perché ritiene di non sottostare alle regole che lo Stato impone ai coniugi. Perché se uno si sottrae liberamente, come scelta, alle regole dello Stato, poi ne richiederebbe la tutela? Trovo tutto ciò una contraddizione in termini».


SI AI PACS, NO AI pACS
Che senso ha l’anagrafe delle coppie di fatto decisa dal comune di Padova? Di per sé nessuno, al momento. E’ un atto simbolico, una specie di legge manifesto senza alcun contenuto concreto. Ma in prospettiva potrebbe portare a qualcosa di diverso, ad esempio all’assegnazione preferenziale di alloggi popolari alle coppie registrate. In pratica sarebbe un modo di introdurre i Pacs a livello comunale. Vale la pena allora di prendere sul serio la questione. La mia opinione, che vale tanto per i Pacs alla patavina quanto per quelli nazionali, è questa: no, decisamente no ai Pacs per le coppie eterosessuali; sì, decisamente sì, per quelle omosessuali. La decisione di vivere una convivenza anziché un matrimonio nasce da un atto di libertà personale e di responsabilità reciproca che si può tradurre molto semplicemente così: “non vogliamo l’intrusione né dello stato né della chiesa nelle nostre scelte private”. E’ una decisione libera, che può liberamente essere modificata in qualsiasi momento, o separandosi o sposandosi. Che senso ha allora codificare una scelta del genere? Solo quello di ricavarne vantaggi economici, scaricando i costi della propria libertà sulla comunità. Ma questo comportamento mina non l’istituto della famiglia ma la libertà stessa, vanificando il valore dell’assunzione di responsabilità che ne è alla base. Diverso, del tutto diverso, il caso delle coppie omosessuali stabilmente conviventi: ad esse è proscritta la facoltà di contrarre matrimonio, religioso o statale, e tutta la serie di vantaggi che ciò comporta. Questi privilegi vengono offerti ai singoli dalla comunità in cambio dei vantaggi che la comunità si attende dalla formazione di una famiglia stabile. Il beneficio principale, e ciò che giustifica la gran parte dei diritti sociali legati al matrimonio, è la cura dei figli, il loro mantenimento, la loro educazione. Non valendo questo per le coppie omosessuali, mi pare più che giustificato un trattamento differenziato rispetto alle altre coppie dal punto di vista dell’estensione dei diritti sociali. Ciò che non è tollerabile invece è la discriminazione etica nei confronti delle coppie gay, che si traduce nella negazione del riconoscimento pubblico della loro scelta di convivenza stabile. Una società liberale è fondata sugli individui e lo stato non ha il diritto di decidere se integrare o respingere ai suoi margini chi ha una vita affettiva e sessuale diversa dalla maggioranza della popolazione.
Marco Taradash

1 Comments:

Blogger Paolo di Lautréamont said...

Penso avrai già letto. COmunque, ti risegnalo:
"...E' la migliore notizia politica di questi anni. Un partito che prenda per mano le culture migliori del Paese, e sappia legare mercato, sussidiarietà e Stato. Un movimento nuovo, pulito dalle (molte) scorie che resistono all'interno della CDL, in grado di traghettare l'Italia verso un grande slancio economico, grazie al forte supporto degli industriali e il mondo del lavoro.
Mio articolo su L'Opinione:

Un nuovo partito liberale? Qualcosa si muove, nelle pieghe della CdL, che ha appena trovato una grande vitalità con le manifestazioni di Roma. L'importante è che non si arrivi ad altre frammentazioni, ma piuttosto a un'unica aggregazione di tutti i liberali italiani, in grado di dare la necessaria linfa ai partiti del centrodestra e all'intera cultura politica nazionale, anche perché il liberalismo rappresenta una percentuale non indifferente di italiani. La crescente importanza dei liberali è sottolineata in una lettera di Adriano Teso a Renato Mannheimer, in risposta a un articolo del professore esperto in flussi elettorali, pubblicato sul "Corriere della Sera" del 5 dicembre. Adriano Teso è convinto che la vera distinzione politica non dev'essere più soltanto tra destra e sinistra, ma piuttosto tra liberalismo e statalismo, tra controllo del mercato da parte dei politici oppure i valori di sussidiarietà, autonomia dell'individuo e libera impresa. Nella lettera a Manneheimer, Teso invita il sociologo ad approfondire le sue analisi su quell'area politica: "Sarebbe interessante includere in questo tipo di indagini il peso di un voto liberale (voto per un raggruppamento ed una politica liberale, laico, riformista). Non le sarà certamente sfuggito che esiste ormai da tempo un grande fermento in tale area".

Adriano Teso, industriale, promotore dell'Istituto Bruno Leoni, responsabile di Forza Italia, da tempo è un appassionato promotore dei valori riformatori e del libero mercato, e segue con attenzione la formazione di un nuovo partito liberale. Non si tratta di un'area indifferente. Le stime "tenderebbero ad accreditare a tale area un peso elettorale fra il 10 e il 18%. I voti proverrebbero per un quarto da elettori che nelle passate elezioni avrebbero votato a sinistra". Un secondo elemento che conferma la crescente spinta verso l'aggregazione delle diverse anime liberali (operazione che sarebbe benedetta e sponsorizzata da molti industriali), è dato da un "giro di consultazioni" avviato dall'ex ministro dell'Industria Renato Altissimo. Altissimo a Milano ha incontrato proprio Adriano Teso, insieme a Elio Catania (ex dirigente di Ferrovie e IBM) e altri esponenti del mondo politico e industriale. La quadratura del cerchio potrà avvenire se la nuova formazione politica saprà trovare echi, adesioni, e un nuovo slancio tra le migliaia di giovani dispersi nei rivoli della Cdl, delle associazioni e delle community diffuse nel web".

1:43 AM  

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